La Germania e l’industria delle armi: timori per i progetti franco-tedeschi

Pubblicato il 26 marzo 2019 alle 17:32 in Francia Germania

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Le rigide politiche tedesche sulle esportazioni di armi rischiano di minacciare il futuro dei grandi progetti franco-tedeschi per lo sviluppo di nuovi carri armati, jet da combattimento e droni.

Anne-Marie Descotes, l’ambasciatrice francese in Germania, ha sottolineato il fatto che Berlino impone lunghi tempi di attesa per ottenere le licenze per l’esportazione di materiale bellico. Un numero crescente di imprese del settore ha, quindi, deciso di sviluppare armi che siano “german-free”, cioè che non contengano materiali costruiti in Germania. Questo serve a facilitare il processo di esportazione. Tale problema rischia, tuttavia, di minare i sostanziosi progetti franco-tedeschi nel settore, valutati in miliardi di euro. Secondo l’ambasciatrice, è inaccettabile che la Germania possa bloccare le esportazioni di armi assemblate in altri Paesi, solo perchè queste contengono delle componenti, anche minori, costruite in Germania. 

La questione delle esportazioni di armi e della spesa bellica stanno mettendo a dura prova la coalizione di governo della cancelliera tedesca Angela Merkel. I socialdemocratici (SPD) spingono per estendere a nuovi Paesi il congelamento delle esportazioni di armi, che al momento è previsto solo per l’Arabia Saudita, ed è stato imposto a seguito dell’uccisione del giornalista, Jamal Khashoggi. La Merkel e altri leader conservatori, invece, hanno avvertito che la Germania rischia di minare la propria credibilità e di danneggiare la propria industria pesante, se manterrà queste politiche. La decisione di non esportare armi in Arabia Saudita, presa a ottobre del 2018, a seguito dell’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi in Turchia, risulta molto scomoda per lo sviluppo dell’industria bellica tedesca. La Germania è il quarto Paese per volume di esportazioni verso Riad dopo Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

A settembre del 2018, Berlino aveva approvato l’esportazione di armi per un valore di 416 milioni di euro a Riad. In passato, tali esportazioni avevano riguardato per lo più navi per il pattugliamento. Nonostante il presidente americano, Donald Trump, abbia esortato i Paesi a interrompere la vendita di armi all’Arabia Saudita, ha affermato che gli USA si “auto-punirebbero” se smettessero di venderle a Riad. “Ci sono altre cose molto potenti che possiamo fare e le faremo”, ha assicurato il capo della Casa Bianca. “Questa situazione è insostenibile”, si legge in un saggio pubblicato dall’Accademia federale delle forze armate tedesche per la politica di sicurezza. “Le possibilità realistiche di esportazione sulla base di regole chiare e prevedibili sono un prerequisito essenziale per la sopravvivenza dell’industria europea della difesa”.

La società europea, Airbus, sta già ridisegnando il suo velivolo da trasporto militare C295 proprio per eliminare i componenti costruiti in Germania. Il rifiuto tedesco di vendere armi in Arabia Saudita ha messo in discussione miliardi di euro di ordini militari, tra cui un ulteriore accordo da 10 miliardi di sterline per la vendita di 48 jet Eurofighter Typhoon a a Riad, che sarebbero stati guidati dalla britannica BAE Systems. In quel caso, le aziende tedesche costruiscono circa un terzo dei componenti dell’aereo. Secondo la Francia, la Germania tende a trattare le esportazioni di armi come una questione politica interna, ma le sue politiche “hanno gravi conseguenze per la nostra cooperazione bilaterale nel settore della difesa e il rafforzamento della sovranità europea”. Nelle prossime settimane, Francia e Germania concluderanno un accordo bilaterale che consentirà a ciascun Paese di limitare le esportazioni belliche, ma solo in casi eccezionali che abbiano un impatto diretto sul Paese o che coinvolgano la sicurezza nazionale.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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