Israele attacca Gaza, poi negozia una tregua

Pubblicato il 26 marzo 2019 alle 14:02 in Israele Palestina

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Israele ha lanciato una serie di attacchi aerei a Gaza e ha schierato numerose truppe al confine, in risposta ad un attacco proveniente dall’enclave palestinese, che ha distrutto un’abitazione a nord di Tel Aviv, ferendo 7 persone. Dopo una giornata di intensi scontri, l’Egitto ha negoziato un cessate il fuoco, ma la tensione rimane alta.

Hamas, il gruppo militante islamista che governa nella Striscia di Gaza, e altri movimenti di resistenza armata palestinese hanno dichiarato che l’Egitto ha fatto da mediatore con Israele per imporre una tregua. Tuttavia, la situazione al confine rimane ancora instabile, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters. Il ministero della Salute di Gaza ha riferito che 5 palestinesi sono stati feriti durante l’ondata di rappresaglie di lunedì 25 marzo. Dozzine di esplosioni hanno scosso tutta la Striscia di Gaza. In un quartiere di Gaza, la gente si è affrettata a comprare il pane, temendo per un assedio di lunga durata. L’ufficio del capo di Hamas, Ismail Haniyeh, è stato uno dei primi obiettivi colpiti, ma l’edificio era stato anticipatamente evacuato. Prima della tregua, i militanti di Gaza hanno lanciato una serie di razzi verso Israele, fino a tarda notte. Alcuni di questi sono stati abbattuti dal sistema di difesa israeliano, mentre altri sono atterrati in aree vuote.

Tali eventi arrivano a ridosso delle prossime elezioni israeliane, previste per il 9 aprile. In questa confrontazione elettorale, il primo ministro Benjamin Netanyahu corre per mantenere il proprio titolo, dopo un decennio alla guida del Paese. In tale contesto, la sua campagna elettorale si basa sulla linea dura nei confronti della resistenza palestinese. Tuttavia, indebolito da alcuni scandali che lo vedono coinvolto in giri di corruzione, il suo destino politico non è così sicuro. L’attacco che ha causato l’ospedalizzazione di 7 persone a nord di Tel Aviv è avvenuto mentre il primo ministro si trovava in visita negli Stati Uniti, dove ha ottenuto, da parte del presidente americano Trump, il riconoscimento della sovranita israeliana sulle Alture del Golan, un territorio conteso con la Siria. La reazione di Netanyahu all’attacco contro l’abitazione è stato immediato. “Israele non lo tollererà. Io non lo tollererò “, ha dichiarato il primo ministro. “Mentre parliamo Israele sta rispondendo con forza a questa violenta aggressione”. Durante la stessa conferenza stampa, Trump ha affermato,con Netanyahu al suo fianco, che Israele ha il “diritto assoluto” di difendersi.

Al momento i rapporti tra Israele e palestinesi sono caratterizzati da una forte tensione e si teme un’escalation, in vista delle elezioni israeliane del 9 aprile, da una parte, e dell’anniversario della Marcia del Ritorno, dall’altra. La Marcia del Ritorno si riferisce ad una serie di proteste, iniziate a Gaza il 30 marzo 2018. Il progetto degli organizzatori della marcia prevedeva l’avvicinamento graduale alla barriera di sicurezza israeliana in una serie di manifestazioni che dovevano durare fino al 15 maggio 2018, giorno in cui si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Catastrofe, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948.

Tali proteste sono culminate il 14 maggio 2018, giorno del contestato trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, con la morte di più di 60 persone e il ferimento di 2.700 palestinesi che stavano manifestando al confine tra Gaza e Israele. La tensione tra Israele e palestinesi si era già manifestata, il 14 marzo, con il lancio di un altro razzo nei pressi di Tel Aviv. Tale attacco, tuttavia, non aveva causato vittime o danni. In risposta, le autorità israeliane avevano lanciato una serie di raid contro alcune postazioni di Hamas a Gaza. 

Il 14 marzo, Hamas aveva negato la responsabilità dell’attacco contro Tel Aviv, affermando che i missili erano stati lanciati quando l’ala militare del gruppo si stava incontrando con i mediatori egiziani, per cercare di rafforzare il cessate il fuoco con Israele. Tali dichiarazioni rappresentano un insolito gesto, che indica la volontà di Hamas di impedire un’ulteriore escalation. Il ministero degli interni di Gaza ha affermato che il lancio di razzi è andato “contro il consenso nazionale” e aveva promesso di trovare e punire gli autori dell’operazione.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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