Netanyahu a Washington, Trump riconoscerà sovranità di Israele sulle Alture del Golan

Pubblicato il 25 marzo 2019 alle 6:00 in Israele USA e Canada

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In presenza del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, in visita alla Casa Bianca, il presidente americano, Donald Trump, lunedì 25 marzo, firmerà un decreto con cui gli Stati Uniti riconosceranno la sovranità di Israele sulle Alture del Golan.

A dare la notizia è stato il Ministero degli Esteri israeliano, tramite un messaggio twittato, domenica 24 marzo, dal ministro Israel Katz, il quale ha scritto: “Domani, il presidente Trump, alla presenza del primo ministro Netanyahu, firmerà un decreto che riconoscerà la sovranità di Israele sul Golan”, concludendo che i legami tra Israele e Washington sono ora “più stretti che mai”. Un primo segnale in tal senso era stato dato, dallo stesso Trump, già giovedì 21 marzo, attraverso un Tweet successivo all’incontro con il premier israeliano a Gerusalemme. costituisce una svolta storica nella politica americana in Medio Oriente.

Prima di arrivare a Washington, nella giornata di domenica 24 marzo, Netanyahu ha affermato che, durante la visita diplomatica, parlerà con Trump della “storica dichiarazione” del presidente americano riguardo le Alture del Golan, come anche della “continuativa pressione sull’Iran”. Il premier israeliano pronuncerà poi un discorso anche dinanzi al gruppo di pressione politica pro-israeliano AIPAC, in occasione della loro convention annuale che si terrà a Washington. Netanyahu incontrerà anche alcuni membri del Congresso. Le relazioni del primo ministro di Israele con i democratici americani sono contrassegnate da frizioni per via della sua forte intesa e supporto al presidente Trump, e per via delle tensioni preesistenti con l’ex capo di Stato, il democratico Barack Obama.

Finora, sia gli Stati Uniti sia l’Onu avevano sempre rifiutato di riconoscere l’occupazione israeliana di tali territori, insieme alla Cisgiordania, sostenendo che il loro status dovesse essere negoziato per vie diplomatiche. La mossa del presidente americano è ampiamente vista in Israele, dove Trump è largamente apprezzato, come un tentativo atto a incrementare la popolarità di Netanyahu presso il suo elettorato in vista delle elezioni del prossimo 9 aprile.

Trump ha già compiuto due mosse che sono andate a vantaggio di Netanyahu, ossia il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, il 6 dicembre 2017, e il successivo spostamento dell’ambasciata americana da Tel Aviv alla Città Santa, a maggio 2018. Tutto ciò ha provocato la collera dei palestinesi, mentre il premier israeliano, domenica 24 marzo, prima di imbarcarsi sull’aereo che lo avrebbe portato negli USA, ha affermato che non c’era mai stato prima un “legame così stretto” tra Israele e un presidente americano. Perorare la causa di Netanyahu va anche a vantaggio del capo della Casa Bianca, in quanto tocca un argomento che soddisfa gli evangelisti americani, cuore saldo dell’elettorato repubblicano su cui Trump conta per la rielezione nel 2020.

Se da una parte la mossa di Trump ha suscitato l’apprezzamento di Israele, dall’altra ha subito la critica di gran parte della comunità internazionale. Il Ministero degli Esteri russo e il governo siriano hanno condannato la dichiarazione di Trump, sostenendo che un cambio di status delle Alture del Golan costituirebbe una diretta violazione delle decisioni delle Nazioni Unite. Allo stesso modo, anche il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che non è possibile appoggiare il riconoscimento della sovranità israeliana sulle Alture del Golan, poiché porterebbe maggiore violenza nella regione. Anche l’Iran e la Lega Araba hanno condannato l’affermazione di Trump.

Le Alture del Golan costituiscono un altopiano roccioso che si estende per circa 1.800 km lungo i confini tra Israele, Siria, Libano e Giordania. Nel 1967, nel corso della Guerra dei sei giorni, Israele conquistò parte di tale territorio a danno di Damasco, dalle pendici sud del monte Hermon fino al lago Tiberiade, in prossimità del confine con la Giordania. Le alture del Golan sarebbero “per legge” appartenenti alla Siria ma, di fatto, sono occupate militarmente ed amministrate da Israele, che le ha annesse unilateralmente al proprio territorio nazionale senza il riconoscimento dell’Onu. La risoluzione annuale dell’Onu sul “Golan siriano occupato”, non vincolante, dichiara nulla e illegale la giurisdizione imposta da Israele su tale area.

A causa delle continue battaglie nelle zone occupate del Golan, l’esercito israeliano ha più volte effettuato incursioni sulle posizioni dell’esercito siriano in tale area. Israele teme che i movimenti delle forze siriane ed i suoi alleati, soprattutto l’Iran, nell’area possano sottrarre parte del territorio. Nel maggio 2018, le forze di difesa israeliane hanno intensificato i pattugliamenti militari sulle alture del Golan occupato, dopo che, il 14 aprile scorso, le autorità di Israele avevano chiuso, per due settimane, il proprio spazio aereo in reazione al lancio di oltre 100 missili da parte di Stati Uniti, insieme a Francia e Gran Bretagna contro tre importanti centri di fabbricazione di armi chimiche in Siria.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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