Lotta all’ISIS: attentato in Iraq e ancora “lavoro da fare” per gli USA

Pubblicato il 25 marzo 2019 alle 11:37 in Iraq USA e Canada

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Tre militanti jihadisti, sospettati di essere affiliati allo Stato Islamico, si sono fatti esplodere nel nord dell’Iraq, domenica 24 marzo. L’attacco arriva all’indomani delle dichiarazioni del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, sul fatto gli Stati Uniti hanno ancora “del lavoro da fare” nella regione, contro il jihadismo. 

Il portavoce dell’esercito iracheno, Yahya Rassoul, ha dichiarato che l’attentato in Iraq è avvenuto in una regione che si trova nei pressi del confine siriano, dove si ritiene che alcune cellule dormienti jihadiste siano ancora presenti. Gli attentatori sono deceduti, ma non risulta alcuna vittima tra le forze governative che si trovano nell’area. Inoltre, alcuni funzionari locali hanno riportato che i sospetti sono stati uccisi, mentre stavano tentando di attaccare l’esercito iracheno che si trovava nel villaggio di Qayrawan, a sud della regione montuosa del Sinjar. Tale attentato arriva all’indomani della dichiarazione dei combattenti delle Forze Democratiche Siriane (SDF), sostenute dagli Stati Uniti, riguardante la sconfitta definitiva “califfato” dell’ISIS, proclamato tra Siria e Iran, quasi cinque anni fa. La loro vittoria è considerata un grande passo nella battaglia contro i jihadisti, ma l’allerta rimane costante.

Molte autorità hanno fatto appello alla “vigilanza” e hanno dichiarato che la lotta è lontana dall’essere conclusa. Il comandante del SDF, Mazloum Kobane, ha avvertito che una nuova fase è iniziata nelle operazioni anti-ISIS e ha lanciato un appello che chiede di non mettere fine all’assistenza garantita alla coalizione guidata dagli Stati Uniti. Le forze anti-estremiste sono ora impiegate per neutralizzare le numerose “cellule dormienti” ancora presenti nel territorio. In Iraq, alcune delle regioni in cui operano i jihadisti rimangono, infatti, inaccessibili alle forze di sicurezza. Il presidente Donald Trump ha accolto favorevolmente la sconfitta dello Stato Islamico in Siria, ma ha aggiunto che gli Stati Uniti continueranno a rimanere vigili contro “i terroristi islamici radicali”. “Resteremo vigili finché non saranno definitivamente sconfitti ovunque operino”, ha dichiarato Trump. “Gli Stati Uniti difenderanno gli interessi americani ovunque e continueremo a lavorare con i nostri partner e alleati per distruggere totalmente i terroristi islamici radicali”. 

La liberazione di Baghouz, ultima roccaforte siriana dell’ISIS, costituisce un evento decisivo nella lotta contro i terroristi, i quali, tuttavia, secondo noti ufficiali occidentali, continueranno a porre una grave minaccia. In tal senso, il 18 marzo, i jihadisti avevano rilasciato una registrazione audio in cui uno dei loro portavoce, Abi al-Hassan al-Muhajer, riferiva che il gruppo, nonostante la sconfitta militare, sarebbe rimasto forte. Alcuni militanti islamici sono ancora operativi nelle regioni più impervie e desertiche della Siria centrale, altri si sono rifugiati in alcune città irachene, da dove organizzano rapimenti e aggressioni saltuarie. Gli Stati Uniti reputano che il leader dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, il quale aveva proclamato l’inizio del califfato islamico a Mosul nel 2014, si trovi attualmente in Iraq. A tale proposito, il presidente americano Trumop ha lanciato un appello ai giovani, perchè questi non cedano al fascino dell’ISIS, in futuro. “Per tutti i giovani su Internet che credono nella propaganda dell’ISIS, morirai se ti unisci a loro, pensa invece di avere una grande vita”, ha affermato il presidente americano. Anche il segretario alla Difesa statunitense, Patrick Shanahan, ha accolto con favore il “traguardo decisivo”, ma ha affermato che “il nostro compito è tutt’altro che completo”. “Continueremo il nostro lavoro con la coalizione globale per negare un rifugio sicuro all’ISIS in qualsiasi parte del mondo”, ha affermato.

Il comandante in carica dell’operazione guidata dagli Stati Uniti, Paul LaCamera, ha confermato la sconfitta del gruppo, ma ha, a sua volta, fatto appello ad usare cautela. “La fine del cosiddetto califfato fisico è un risultato militare storico che ha riunito la più grande coalizione della storia, ma la lotta contro l’ISIS e l’estremismo violento è tutt’altro che finita”, ha dichiarato. Similmente, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha affermato che gli Stati Uniti hanno ancora “lavoro da fare per assicurarsi che il terrorismo islamico radicale non continui a crescere”. Tale dichiarazione è stata rilasciata alla stampa, sabato 23 marzo, durante una visita di Pompeo in Libano. In tale occasione, i giornalisti hanno chiesto al segretario di Stato se gli Stati Uniti intendono fornire ulteriori finanziamenti per prevenire il risorgere dell’ISIS nella regione. Pompeo ha risposto che la missione degli Stati Uniti nella regione “non è cambiata”. La visita di Pompeo in Libano ha concluso un tour di tre paesi del Medio Oriente, che comprendeva anche il Kuwait e Israele.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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