Yemen: coalizione saudita bombarda depositi di droni Houthi a Sanaa

Pubblicato il 24 marzo 2019 alle 12:11 in Medio Oriente Yemen

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La coalizione militare a guida saudita ha effettuato, sabato 23 marzo, molteplici raid aerei bersagliando siti di stoccaggio e magazzini dei ribelli Houthi filo-iraniani nella capitale yemenita Sanaa.

Il portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Malki, ha spiegato che i raid hanno bersagliato due magazzini usati dalle forze Houthi come depositi di droni; a divulgare la notizia è stata l’agenzia di stampa saudita SPA nella giornata di sabato 23 marzo. Precedentemente, l’emittente televisiva Al-Arabiya aveva reso noto che le incursioni via cielo avevano colpito alcuni campi usati dagli Houthi a Sanaa, tra cui anche la base aerea Al-Dailami. I raid, ha precisato al-Malki, si iscrivono nel quadro dell’operazione avviata dalla coalizione saudita nel mese di gennaio 2019 e volta a distruggere le capacità e le risorse degli Houthi, in particolare i droni da loro usati. Il bilancio di eventuali vittime e feriti è ancora ignoto.

Il 18 dicembre 2018, il governo yemenita, appoggiato dall’Arabia Saudita, aveva raggiunto una tregua con gli Houthi, e le truppe della coalizione si erano ritirate da Hodeidah, il principale punto di accesso navale per le importazioni e gli aiuti umanitari nel Paese. Si è trattato del primo evidente segno di distensione delle tensioni tra le parti, in una guerra in corso da 4 anni. Tuttavia, da quando in Svezia è stato concordato il cessate-il-fuoco, la coalizione a guida saudita e i ribelli Houthi si sono accusate a vicenda di una serie di violazioni degli accordi. Le forze della coalizione a guida saudita hanno documentato 1.754 violazioni della tregua da parte dei ribelli Houthi dal dicembre del 2018, secondo quanto riportato tramite una lettera inviata all’Onu.

La guerra civile in Yemen, scoppiata il 22 marzo 2015, contrappone i ribelli sciiti Houthi da una parte, e le forze governative del presidente Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

Riad ritiene che l’Iran fornisca armi e missili balistici ai ribelli sciiti, con i quali questi cercano di colpire il suo territorio nazionale. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili. Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

Secondo lo Armed Conflict Location and Event Data (ACLED), nei primi 11 mesi del 2018, sono state contate almeno 28.959 morti, una cifra maggiore del 68% rispetto a quella registrata nello stesso periodo del 2017. Secondo il report, tale aumento è stato dovuto all’intensificarsi dei bombardamenti da parte della coalizione saudita contro i ribelli sciiti Houthi, in vista dei colloqui di pace sponsorizzati dall’Onu in Svezia, iniziati il 9 dicembre. Novembre 2018, in particolare, è stato il mese in cui è morto il maggior numero di persone in Yemen, dall’inizio del conflitto, con almeno 2.959 decessi documentati.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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