Venezuela: arrestato numero due di Guaidó

Pubblicato il 22 marzo 2019 alle 6:30 in America Latina Venezuela

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La polizia politica del Venezuela ha arrestato all’alba di giovedì 21 marzo Roberto Marrero, collaboratore e “numero due” del presidente dell’Assemblea Nazionale e autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidó. I servizi segreti hanno inoltre perquisito la casa del capo del gruppo parlamentare del partito Voluntad Popular, Sergio Vergara, uno degli uomini più vicini. Più di quindici agenti a volto coperto, con l’uniforme dei Servizi Bolivariani d’Intelligence (Sebin) si sono recati alle 02:24 (7:24 ora di Roma) a casa dei due rappresentanti dell’opposizione, hanno sfondato la porta e perquisito le abitazioni di Marrero e Vergara, che sono vicini di casa.

“Sfortunatamente sono venuti da me, ma la lotta continua. Prendetevi cura del presidente [Guaidó] e sia ciò che Dio vuole” – è riuscito a dire Marrero in una registrazione audio in cui si sente rumore di colpi in sottofondo, prima di essere portato via in manette. “Al momento sono tenuti in ostaggio” – ha scritto Guaidó su Twitter, denunciando la presenza di agenti del Sebin nelle case dei suoi collaboratori. Secondo Guaidó, la polizia segreta ha messo a casa di Marrero due fucili e una granata per dire che erano suoi e arrestarlo per detenzione illegale di armi da guerra.

Vergara, che non è stato arrestato, ha raccontato in seguito, attraverso una dichiarazione da casa sua, come è stata la perquisizione: “Hanno rotto la porta di casa mia, quando i primi due ufficiali sono entrati, mi hanno puntato contro le pistole, ho detto loro che sono un deputato dell’Assemblea nazionale e ho l’immunità parlamentare. Mi hanno buttato a terra, e lì mi hanno tenuto a testa bassa mentre perquisivano dappertutto e rompevano un armadio. Ho chiesto loro più e più volte di capire che il processo che stiamo intraprendendo è un processo pacifico che cerca di liberare tutto il Venezuela”. Durante l’operazione sono stati utilizzati dieci veicoli blindati e ufficiali in uniforme con armi pesanti.

La prima reazione internazionale è stata quella del governo della Colombia. A nome del governo di Bogotà, il ministro degli Esteri Carlos Holmes Trujillo ha condannato l’operazione contro i due collaboratori di Guaidó e ha fatto appello alla comunità internazionale attraverso Twitter per chiedere il rispetto della libertà, della vita e dell’integrità degli avversari politici.

Gli arresti nell’ambiente più vicino a Juan Guaidó seguono di poche ore la denuncia dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione degli Stati americani del ricorso alla detenzione illegale e alla tortura come un metodo di repressione contro gli oppositori e dissidenti da parte del governo di Caracas. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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