Yemen: il Pentagono non è ancora riuscito ad elaborare la strategia americana

Pubblicato il 21 marzo 2019 alle 14:11 in USA e Canada Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’amministrazione Trump non è riuscita a rispettare la scadenza per l’elaborazione di una strategia in Yemen.

Secondo quanto riportato da al-Monitor, la strategia americana nel Paese mediorientale, nel corso dei quattro anni passati di conflitto, non è mai stata articolata pubblicamente, nonostante anche l’amministrazione precedente di Barack Obama avesse fornito supporto di intelligence e di rifornimenti.

Nel disegno di legge dell’autorizzazione della Difesa dello scorso anno, che invitava il Pentagono a dettagliare gli specifici obiettivi diplomatici e di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e i costi del coinvolgimento americano in Yemen, compresa la controversa missione di rifornimento terminata a novembre 2018, era stato stabilito l’obbligo di rendere nota la strategia statunitense entro il primo febbraio 2019, che è poi stato posticipato all’inizio di marzo.

Il mancato rispetto dell’obiettivo arriva a pochi giorni di distanza dal voto del Senati in favore della fine dell’impegno statunitense nella guerra civile in Yemen, al fianco della coalizione saudita che bombarda i ribelli sciiti Houthi. La mozione, approvata il 13 marzo con 54 voti favorevoli e 46 contrari, ha rappresentato uno storico tentativo di limitare i poteri presidenziali, appellandosi alla legge federale War Power Resolution che permette al Congresso di ordinare o per interrompere l’intervento militare americano in un conflitto, senza il consenso del presidente.

Ad avviso della Casa Bianca, la risoluzione contro il coinvolgimento americano danneggerebbe le relazioni bilaterali nella regione, ed avrebbe effetti negativi sulla capacità di prevenire e contenere l’estremismo violento. Alcuni repubblicani hanno messo in guardia in merito alla possibilità che la sospensione dell’appoggio americano alla coalizione saudita potrebbe far aumentare le vittime in Yemen, come conseguenza della mancata condivisione di informazioni di intelligence tra Washington e Riad.

Dopo che gli USA, lo scorso novembre, avevano interrotto i rifornimenti alla coalizione saudita, il Pentagono si è concentrato sulla fornitura di supporto di intelligence. Tuttavia, in assenza di una dichiarazione ufficiale di strategia, sottolinea al-Monitor, la politica americana in Yemen rimane poco chiara.

Alcuni ufficiali del Dipartimento di Stato, tra cui il rappresentante speciale per l’Iran, Brian Hook, continuano a focalizzarsi sul supporto di Teheran ai ribelli sciiti Houthi, sottolineando che numerose armi sequestrate in Yemen sono di manifattura iraniana. L’ex segretario della Difesa, James Mattis, invece, si era concentrato sulla lotta ai gruppi islamisti e sulla fine del conflitto. A tal fine, pochi giorni prima delle dimissioni, presentate il 20 dicembre scorso, in seguito all’annuncio del presidente Trump in merito al ritiro americano dalla Siria, Mattis aveva fatto un giro di chiamate ai leader di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per cercare di concordare un cessate il fuoco in Yemen.

Come ha spiegato l’assistente segretario della Difesa, Kathryne Wheelbarger, in una lettera inviata al presidente dei servizi armati del Senato, Jim Inhofe, la priorità americana in Yemen è la sconfitta di al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP) e l’ISIS in Yemen. Il report annuale dell’Intelligence statunitense rilasciato a gennaio, il Worldwide Threat Assessment, riporta che, nel 2018, né la coalizione saudita né i ribelli sciiti Houthi, appoggiati dall’Iran, sembrano pronti ad un compromesso per porre fine al conflitto.

La guerra civile in Yemen, scoppiata il 22 marzo 2015, contrappone gli Houthi da una parte, e le forze governative del presidenteRabbo Mansour Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

Riad ritiene che l’Iran fornisca armi e missili balistici ai ribelli sciiti, con i quali questi cercano di colpire il suo territorio nazionale. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili. Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.