Vertice di Roma: USA e Russia ancora distanti sul Venezuela

Pubblicato il 21 marzo 2019 alle 8:40 in Russia USA e Canada Venezuela

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Il vertice di Roma tra la delegazione statunitense e quella russa per discutere sul Venezuela ha certificato l’enorme distanza tra le posizioni di Washington e Mosca sulla crisi nel paese latinoamericano.

La Russia ha messo in guardia gli Stati Uniti rispetto ad un possibile intervento militare nella crisi politica in Venezuela – ha affermato il viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov parlando alla stampa dopo l’incontro a Roma con l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Venezuela, Elliot Abrams. Rjabkov ha spiegato che la discussione è stata “positiva”, ma i negoziati sono “difficili”.

“Tenendo conto che i rappresentanti dell’amministrazione americana hanno stabilito e definito da tempo la loro posizione, espressa dalla formulazione “tutte le opzioni restano sul tavolo”, che secondo quanto abbiamo compreso noi equivale al rifiuto di escludere l’uso della forza militare per intervenire in Venezuela, abbiamo chiaramente messo in guardia la parte americana da questo approccio avventato” – ha dichiarato Rjabkov in conferenza stampa al termine del vertice. 

“La Russia si oppone fermamente non solo all’uso della forza militare come atto di ingerenza esterna, ma anche all’uso dei cosiddetti metodi a bassa intensità, quando l’aggressione militare potrebbe essere perpetrata attraverso l’uso di gruppi paramilitari introdotti dai Paesi confinanti” – ha spiegato Rjabkov, che ha ribadito l’assoluta contrarietà del Cremlino anche a ingerenze da parte dei vicini del Venezuela, un riferimento rivolto, senza mai nominarli, a Colombia e Brasile.

L’inviato speciale degli Stati Uniti per il Venezuela, Elliott Abrams ha definito positive le consultazioni romane con la Federazione russa, anche se le parti non sono riuscite a concordare una posizione comune. Tra i pochi punti d’incontro sottolineati dal diplomatico statunitense, il fatto che Mosca riconosca che nel paese sia in corso una crisi umanitaria. “A differenza di Maduro che continua a negare la crisi umanitaria, il governo russo riconosce come noi la gravità della situazione” – ha spiegato, ma ha riconosciuto che rimangono enormi differenze di vedute sul futuro del Paese latinoamericano e soprattutto su chi debba essere “la persona riconosciuta come presidente” del Venezuela.

Parlando dei suoi incontri romani Abrams ha riconosciuto “il grande prestigio” di cui gode la Chiesa cattolica in Venezuela, ma ha aggiunto che non “è chiaro quale possa essere il ruolo del Vaticano nella soluzione della crisi”. Quanto all’Italia, che Rjabkov si è limitato a ringraziare, Abrams ha affermato che il non riconoscimento di Guaidó da parte di Roma complica le cose. “Cinquantaquattro paesi hanno già riconosciuto Guaidó come presidente del Venezuela, noi vorremmo che l’Italia fosse il cinquantacinquesimo, anche perché una UE che parla a nome di 28 paesi è più credibile di una che parla a nome di 24”.

Slovacchia, Slovenia e Grecia sono gli altri tre paesi UE che, come l’Italia, non riconoscono il presidente dell’Assemblea Nazionale Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dal russo e dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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