USA e Israele: contrasteremo “l’aggressione” iraniana

Pubblicato il 21 marzo 2019 alle 18:36 in Israele USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, e il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, hanno promesso che contrasteranno “l’aggressione” iraniana, durante un incontro avvenuto a Gerusalemme  il 20 marzo, a poche settimane dalle elezioni israeliane.

Netanyahu ha dichiarato che la politica del presidente americano, Donald Trump, nei confronti dell’Iran sta già avendo i suoi effetti. Con tale dichiarazione il primo ministro si riferisce al ritiro degli Stati uniti, annunciato l’8 maggio 2018, dall’accordo sul nucleare del 2015 e alla consequente re-imposizione delle sanzioni. “Gli Stati Uniti e Israele stanno lavorando insieme per rispondere all’aggressione iraniana nella regione e in tutto il mondo”, ha dichiarato il premier israeliano ai giornalisti, dopo l’arrivo di Pompeo. Il segretario di Stato americano aveva già dichiarato, durante la conferenza di Varsavia sul Medio Oriente, tenutasi il mese scorso, di aver discusso gli sforzi da fare “per fermare la furia regionale dell’Iran”. Il segretario di stato americano ha anche  citato le minacce iraniane riguardanti la distruzione di Israele. “Di fronte a tali minacce, che fanno parte della realtà quotidiana per Israele, manteniamo il nostro impareggiabile impegno per garantire la sicurezza di Israele e sosteniamo fermamente il suo diritto a difendersi”, ha affermato. 

Netanyahu ha ribadito che si impegnerà a impedire all’Iran di trincerarsi militarmente in Siria, dove la Repubblica Islamica appoggia il regime del presidente Bashar al-Assad. Israele, infatti, ha effettuato circa un centinaio di attacchi aerei contro quelli che sostiene essere obiettivi iraniani e di Hezbollah. “Non c’è limite alla nostra libertà di azione, e apprezziamo molto il fatto che gli Stati Uniti sostengano le nostre operazioni”, ha riferito Netanyahu. La visita di due giorni di Pompeo a Gerusalemme include anche una fermata simbolica presso la nuova ambasciata degli Stati Uniti, che è stata trasferita da Tel Aviv su ordine di Trump nel 2018. Da parte sua, Netanyahu si recherà a Washington, l’ultima settimana di marzo, per la conferenza annuale dell’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), un evento sponsorizzato dall’influente gruppo di pressione che attira migliaia di persone ogni anno. Mentre l’incontro non è stato ancora ufficialmente confermato, il premier israeliano spera di sfruttare l’occasione della sua visita a Washington per incontrare Trump. 

Con le elezioni del 9 aprile, in Israele, inizierà anche il conto alla rovescia per la presentazione, prevista prima dell’estate, del piano di pace israelo-palestinese. Tale piano è stato elaborato da piccola squadra della Casa Bianca, ampiamente riconosciuta come fortemente filo-israeliana, coordinata dal genero del presidente americano, Jared Kushner. Con la visita in Israele, il Segretario di Stato americano ha dato il via al suo tour del Medio Oriente in Kuwait, mercoledì 20 marzo, cercando di rafforzare un fronte unito contro l’Iran. Il primo diplomatico d’America si è incontrato con l’emirato sceicco, Sabah al-Ahmad al-Sabah, in Kuwait, durante la prima fermata del viaggio. Durante la tappa a Beirut, prevista per venerdì 22 marzo, Pompeo si concentrerà sul tema della presenza di Hezbollah, che gli Stati Uniti considerano un gruppo “terrorista” filo-iraniano. Dall’altra parte, il movimento è anche un partito politico rappresentato nel governo di coalizione del primo ministro libanese, Saad Hariri, a sua volta alleato degli Stati Uniti.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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