Elezioni presidenziali in Afghanistan posticipate a settembre

Pubblicato il 21 marzo 2019 alle 13:45 in Afghanistan Asia

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Le elezioni presidenziali in Afghanistan sono state nuovamente posticipate e si terranno a settembre. Il voto era stato originariamente previsto per il 20 aprile e poi fissate per il 20 luglio, per poi essere nuovamente spostato al 28 settembre, secondo quanto dichiarato dalla Commissione elettorale indipendente (IEC) giovedì 21 marzo.

A seguito dell’annuncio, in molti hanno speculato che la posticipazione del voto nasconde la volontà di dare più tempo agli sforzi internazionali, guidati dagli Stati Uniti, nel porre fine alla guerra con i talebani che dura da ormai 17 anni. Tuttavia, la IEC sta ancora finalizzando i risultati delle elezioni parlamentari di ottobre. L’IEC ha scritto in una dichiarazione che il voto ha affrontato “numerosi problemi e sfide” e per questo non è possibile tenere le elezioni sulla base delle scadenze annunciate in precedenza. La Commissione ha aggiunto poi che la causa del posticipo è la volontà di attuare meglio la legislazione sulle elezioni, assicurare la trasparenza e la registrazione degli elettori.

L’IEC ha riferito nella nota di aver chiesto un budget sia al governo di Kabul sia alla comunità internazionale al fine di garantire delle elezioni correttamente eseguite.

Il presidente Ashraf Ghani, che ha intenzione ricandidarsi, ha affermato che il governo rispetta la decisione ed è “pienamente preparato a cooperare con l’IEC”.

Il presidente americano, Donald Trump, ha nominato un inviato speciale per la conciliazione in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, che ha intavolato una serie di trattative con i leader talebani e con i governi della regione per ristabilire la pace. Durante il penultimo round, tenutosi a Doha, in Qatar, dal 22 al 28 gennaio, si è concluso una bozza di accordo quadro, la cui prima versione prevede che le truppe statunitensi lasceranno il suolo afghano entro 18 mesi dalla firma e ratifica di detto accordo. Alla fine dei negoziati, a ogni modo, non è stato diffuso alcun comunicato congiunto, nonostante “progressi significativi” siano stati confermati da un tweet di Khalilzad.

Il quinto appuntamento tra negoziatori talebani e statunitensi a Doha, in Qatar, si è concluso dopo 16 giorni, il 12 marzo, con nessun miglioramento alla bozza d’accordo risultato dell’incontro precedente. che riguarda due delle quattro questioni chiave in discussione, elencate in un tweet di Zhalilzad stesso. Il rappresentante americano, a fine delle due settimane di colloqui, ha dichiarato che le condizioni per la pace sul territorio sono migliorate e che è chiaro che tutte le parti vogliono porre fine alla guerra, aggiungendo che, nonostante gli alti e bassi, si sono compiuti “passi da gigante”. Khalilzad ha poi affermato che quando la bozza d’accordo sulla tempistica del ritiro e sulle misure antiterrorismo sarà completato, i talebani e i rappresentanti afghani, incluso il governo di Kabul, avvieranno negoziati intra afgani su una soluzione politica e la fine delle ostilità.

Tuttavia, il 19 marzo, I funzionari statunitensi hanno dichiarato che non tratteranno più con il consigliere per la Sicurezza Nazionale afghano, Hambdullah Mohib. Le motivazioni addotte alla “squalifica” di Mohib dai colloqui per il processo di pace in Afghanistan tra governo di Kabul, USA e talebani risalgono a una conferenza stampa tenutasi a Washington il 14 marzo, dove il funzionario ha accusato l’inviato speciale degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, di “delegittimare” il governo afghano escludendolo dai negoziati di pace con italebani e agendo come un “viceré”. 

I dubbi di Mohib posso essere collegati all’incontro, tenutosi a Mosca il 5 febbraio, tra la delegazione americana, i rappresentanti dei talebani e quelli dell’opposizione all’amministrazione Ghani. Il governo di Kabul  ha definito l’incontro come un tradimentodei principi della democrazia e del miglior interesse dell’Afghanistan. Secondo fonti che hanno familiarità con la questione, Mosca ha deciso di non invitare i funzionari del governo afghano per garantire la partecipazione dei talebani. Il gruppo insurrezionale si rifiuta di tenere colloqui con i rappresentanti del presidente, Ashraf Ghani, appellandolo come marionetta degli Stati Uniti. L’amministrazione Ghani era stata anche esclusa dai proficui round negoziali in Qatar con l’inviato statunitense Khalilzad. Abdullah Abdullah, l’amministratore delegato del Paese, ha dichiarato lunedì 5 febbraio che il governo afghano dovrebbe essere al centro di ogni discorso di pace, aggiungendo che Kabul “preferirebbe che la riunione di Mosca avesse una forma diversa”. Abdullah ha poi aggiunto che i talebani sono il più grande ostacolo alla pace, ma che se l’incontro di Mosca creerà “un’apertura per veri colloqui di pace, sarebbe comunque un passo avanti”. 

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo.

Circa 14.000 unità militari americane sono attualmente stanziate in Afghanistan e fanno parte della missione NATO locale a guida USA; esse addestrano, assistono e consigliano le forze nazionali, e si occupano di operazioni antiterrorismo. A dicembre, un funzionario USA aveva comunicato che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan

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di Redazione

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