Algeria: il partito di Bouteflika dichiara di appoggiare le proteste

Pubblicato il 21 marzo 2019 alle 11:52 in Africa Algeria

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In Algeria, il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), partito dell’attuale presidente Abdelaziz Bouteflika, ha dichiarato, mercoledì 21 marzo, che appoggerà le richieste di cambiamento dei manifestanti e concederà loro ampi spazi di dialogo per superare la crisi politica del Paese. Le dichiarazioni del Fronte giungono dopo che tredici sindacati indipendenti algerini si sono rifiutati, lunedì 18 marzo, di appoggiare gli sforzi del neo primo ministro, Noureddine Bedoui, per formare un nuovo governo, formato da tecnici, militari e uomini d’affari.

Il capo del FLN, Mouad Bouchareb, ha sostenuto che il governo “non è nelle mani del partito”. In questo commento, si è visto un tentativo del partito di prendere le distanze dal regime di Bouteflika. Il Fronte di Liberazione Nazionale è al potere da quando l’Algeria ha conquistato l’indipendenza dalla Francia, nel 1962.

Le manifestazioni in Algeria sono scoppiate il 22 febbraio e hanno preso la forma di proteste nei confronti del presidente Bouteflika, in carica dal 1999 e intenzionato a ottenere il suo quinto mandato presidenziale alle elezioni precedentemente fissate al 18 aprile 2019. Il 3 marzo, il presidente aveva cercato di placare i manifestanti proponendo una conferenza di dialogo nazionale, il cambio della Costituzione e nuove votazioni entro un anno dalla sua rielezione. In una dichiarazione a sorpresa, l’11 marzo, aveva altresì affermato che non si sarebbe ricandidato e che avrebbe rimandato il sondaggio.  Tali promesse, tuttavia, non erano riuscite a sedare la rabbia pubblica e avevano acuito il malcontento in diversi settori, soprattutto giovani e studenti, convinti che il presidente non intenda rinunciare alla sua posizione. Bouteflika ha inoltre riferito che le elezioni si terranno solo dopo che verrà istituita una conferenza nazionale sulle riforme politiche e costituzionali da mettere in atto entro la fine del 2019.

“Gli attivisti del Fronte sostengono pienamente il movimento popolare” con il quale “le persone chiedono cambiamenti attraverso enormi manifestazioni di piazza”, ha detto Bouchareb, il quale ha aggiunto: “La gente ha parlato in modo inequivocabile e gli attivisti del FLN lavoreranno per raggiungere gli obiettivi previsti seguendo un piano chiaro”. Il partito e i suoi alleati avevano sostenuto per mesi la ricandidatura di Bouteflika al suo quinto mandato, ma dopo l’incalzare delle proteste e l’opposizione dei sindacati le crepe all’interno del Fronte cominciarono ad aprirsi e a diventare evidenti. Gli analisti hanno affermato che, a quel punto, i giorni in carica di Bouteflika erano contati. Il presidente perdeva credibilità e non aveva più la sua base. Mohamed Hennad, ex professore di scienze politiche presso l’Università di Algeri, ha dichiarato che le crepe nei ranghi pro-regime sono “un segno che il sistema sta cadendo a pezzi e che il cambiamento è vicino”.

Il presidente algerino, che ha compiuto 82 anni il 2 marzo, gode di salute precaria fin da quando, nel 2013, ha avuto un ictus. Da allora, è stato visto pubblicamente di rado. La sua ricandidatura ha provocato le proteste di una parte della popolazione. Per rimanere in carica il più a lungo possibile, nel 2008 Bouteflika aveva eliminato le regole costituzionali che limitavano il potere del presidente a due mandati, vincendo poi le elezioni del 2009 con il 90% dei consensi. Molti algerini lo considerano il leader della riconciliazione nazionale successiva alla guerra civile. Alle elezioni del 2014, Bouteflika aveva ottenuto l’82% dei voti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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