Belt and Road: tutti i No degli Stati Uniti

Pubblicato il 19 marzo 2019 alle 14:17 in Asia Cina

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Lo scontro tra Usa e Cina sul Belt and Road continua ad inasprirsi. Gli Stati Uniti si oppongono fermamente allo sviluppo dell’iniziativa cinese Belt and Road, anche nota come “Nuova via della Seta”, su più fronti: dal memorandum di collaborazione Italia-Cina al piano di investimenti sotto bandiera Onu per la ripresa economica dell’Afghanistan.

L’iniziativa Belt and Road è l’emblema della politica estera del presidente Xi Jinping. Lanciata da egli stesso nel 2013, all’inizio del suo primo mandato presidenziale, l’iniziativa mira a ricreare i collegamenti, via terra e via mare, tra Europa e Asia lungo quelle che erano le arterie commerciali della antica Via della Seta e ad estendere i progetti di interconnessione infrastrutturali anche agli altri continenti, in particolare, America Latina e Africa. Dal suo lancio, l’iniziativa ha visto l’ingresso e la sigla di accordi di cooperazione con 123 Paesi e 29 organizzazioni internazionali.

Gli Stati Uniti sono, insieme all’India, tra i maggiori detrattori dell’iniziativa perché la considerano una diretta espansione dell’influenza di Pechino sul resto del mondo e ritengono che i finanziamenti concessi dalla Cina per i progetti infrastrutturali sotto l’egida del Belt and Road siano delle “trappole di debito” che metteranno in crisi le economie dei Paesi che le ricevono indebitandoli oltre il livello di sostenibilità. Dall’inizio di marzo, l’attenzione degli Stati Uniti è stata posta sull’annuncio da parte del governo italiano di voler siglare con la Cina un memorandum di intesa per la cooperazione nel Belt and Road, tale sigla farebbe dell’Italia il primo Paese del G7 ad entrare ufficialmente tra i signatari dell’iniziativa e permetterebbe alla Cina di avere accesso ai porti italiani sul Mediterraneo. Nonostante le critiche giunte da Washington e da Bruxelles di fronte alla possibilità dell’entrata in vigore del Memorandum sino-italiano, il presidente del consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha ribadito di fronte al Parlamento che la firma ci sarà in occasione della visita di stato del presidente cinese, Xi Jinping, prevista dal 22 al 24 marzo.

Oltre all’accordo Italia-Cina a preoccupare gli Stati Uniti è anche la sempre maggiore presenza dell’iniziativa Belt and Road nelle risoluzioni delle Nazioni Unite. Da ultimo, il 15 marzo, Washington e Pechino si sono scontrate sulla risoluzione per l’estensione della missione politica dell’Onu per ulteriori sei mesi. Di fronte alla volontà del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di rafforzare la cooperazione economica regionale che interessa l’Afghanistan, la Cina ha chiesto che venisse inserito nella risoluzione il coinvolgimento del Paese all’interno del Belt and Road, ma gli Usa si sono opposti affermando che un tale inserimento avrebbe dato priorità agli interessi politici cinesi e non al popolo afghano, secondo quanto riportato dal tabloid di politica estera del Quotidiano del Popolo cinese. La risposta del vice-ambasciatore cinese all’Onu, Wu Haitao, ha commentato che le riserve degli Stati Uniti sono “prive di fondamento e basate sul pregiudizio”. Secondo la prospettiva cinese l’iniziativa Belt and Road può essere molto d’aiuto per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Afghanistan e di tutta la regione dell’Asia centrale.

Lo scontro tra Pechino e Washington ha fatto sì che l’Onu non abbia raggiunto una risoluzione sostanziale per il futuro dello sviluppo economico e del processo di pace dell’Afghanistan e che quella approvata abbia la durata di soli sei mesi.

Il Belt and Road non è un’iniziativa che guarda “agli interessi egoistici” della Cina, scrive il tabloid di politica estera del Quotidiano del Popolo cinese, in un editoriale in merito alla risoluzione Onu sull’Afghanistan. Al contrario, i principi base dell’iniziativa secondo la visione del governo cinese sono: “negoziati congiunti, costruzione congiunta e condivisione” da realizzarsi attraverso “comunicazione politica, interconnessione strutturale, liberi flussi commerciali, circolazione di capitali e vicinanza di cuori tra le persone”.

Secondo il tabloid cinese Huanqiu, il Belt and Road potrebbe avere un impatto positivo sulla stabilità economica dell’Afghanistan, un Paese in guerra contro il terrorismo da più di 17 anni in cui, è ormai chiaro, il solo intervento militare non è sufficiente. La cooperazione regionale è fondamentale, secondo Pechino, per la stabilità del Paese e il Belt and Road ne è foriero.

Gli Stati Uniti non dovrebbero continuare a “prendere decisioni come se avessero sovranità sugli altri Stati”, scrive Huanqiu e continua dicendo che l’atteggiamento ostile degli Usa nei confronti del Belt and Road e le accuse che la Nuova Via della Seta sia una “trappola del debito, corrotta, non trasparente e una forma di nuovo colonialismo” lede il rapporto tra Washington e Pechino e impedisce agli Usa di vedere i risultati che i progetti di cooperazione sotto l’egida del Belt and Road hanno già portato per molti Paesi aderenti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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