Nuova Zelanda: ora legge più severa su porto d’armi

Pubblicato il 18 marzo 2019 alle 15:55 in Asia Nuova Zelanda

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Il primo ministro della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, ha dichiarato che il suo governo ha preso la decisione di rafforzare la legislazione in fatto di porto d’armi dopo il massacro avvenuto nella città di Christchurch del 15 marzo. “Abbiamo preso una decisione come gabinetto, siamo tutti uniti”, ha aggiunto Ardern.

Il primo ministro neozelandese ha anche annunciato un’inchiesta sulle sparatorie di massa in due moschee a Christchurch, venerdì, che hanno provocato la morte di 50 persone. La premier ha affermato che ulteriori dettagli devono ancora essere elaborati, ma i cambiamenti alla legislazione sulla possessione di armi da fuoco saranno resi pubblici entro 10 giorni. Arden ha poi sottolineato che, mentre il sospetto responsabile delle sparatorie, Brenton Harrison Tarrant, non era un cittadino neozelandese, non poteva ignorare il problema dei sostenitori della “supremazia bianca” all’interno del Paese.

Un negozio di armi della città di Christchurch ha ammesso di aver venduto pistole online a Tarrant. In una conferenza stampa, il proprietario di “Gun City”, David Tipple, ha dichiarato che il negozio ha venduto 4 pistole e munizioni all’uomo attraverso una “procedura di ordine postale online verificata dalla polizia”. Il primo ministro ha rivelato che il responsabile ha usato 5 pistole, 2 delle quali semi-automatiche, che sono state acquistate come normali pistole e poi modificate. Non è stato ancora confermato tuttavia se alcune delle armi da fuoco acquistate da Tarrant a Gun City fossero state usate nelle sparatorie di venerdì 16 marzo.

Lunedì 18 marzo, l’avvocato di Tarrant ha dichiarato pubblicamente che il suo cliente non è mentalmente instabile e ha pianificato di rappresentarsi in tribunale. Alla sua prima apparizione in aula, Tarrant non ha parlato, ma è apparso impenitente, sorridendo ai giornalisti e mostrando il segno “okay” capovolto, un simbolo associato ai gruppi suprematisti bianchi in tutto il mondo.

Il sospetto ha pubblicato online un manifesto di 74 pagine anti-immigrati, che è stato inoltrato all’ufficio del primo ministro 9 minuti prima che cominciasse il massacro. La notizia è stata riportata dalla Arden stessa, che ha comunicato che la mail con il manifesto di Tarrant è stata inoltrata ad altri 30 indirizzi, oltre il suo. L’ufficio del primo ministro ha dichiarato che il messaggio di posta elettronica è stato spedito alla sicurezza in 2 minuti dopo averlo ricevuto.

Tarrant, nel manifesto di 74 pagine postato anche su un forum online, 8chan, prima della strage, ha dichiarato di aver pianificato gli attacchi da due anni, e di non essere membro di alcuna organizzazione. A suo dire, ha fatto donazioni e ha interagito con gruppi nazionalisti, sebbene abbia poi agito di sua spontanea volontà. La scelta della Nuova Zelanda, ha spiegato l’attentatore, è stata effettuata a causa della posizione geografica, per dimostrare che anche uno dei Paesi più remoti al mondo è interessato dal fenomeno dell’immigrazione di massa.

Dai fatti di Christchurch in poi, l’attenzione della comunità internazionale si è incentrata sull’identità del presunto attentatore. Secondo quanto riferito da funzionari israeliani, Tarrant ha visitato brevemente Israele nel 2016, dove è arrivato con un visto turistico di 3 mesi e vi ha soggiornato per 9 giorni in ottobre. La portavoce dell’autorità per l’immigrazione israeliana, Sabine Haddad, non è stata in grado di fornire ulteriori dettagli sulla visita dell’uomo. Tarrant, secondo quanto riferito dalle autorità neozelandesi, è cresciuto nella piccola città di Grafton in Australia, ma ha viaggiato molto negli ultimi anni. I post sui social media hanno suggerito che i suoi viaggi hanno incluso il Pakistan e la Corea del Nord. Tarrant ha vissuto di recente a Dunedin, a circa 350 chilometri da Christchurch. Il ministro degli Interni australiano, Peter Dutton, ha detto lunedì 18 marzo che il presunto responsabile ha trascorso solo 45 giorni in Australia negli ultimi 3 anni e non era inserito in nessuna lista degli osservatori del terrorismo.

In più, Tarrant ha apparentemente usato una telecamera montata su un casco per trasmettere il video in diretta del massacro. Facebook ha detto di aver rimosso circa 1,5 milioni di video delle riprese durante le prime 24 ore dopo il massacro. Il primo ministro neozelandese, al riguardo, ha commentato che “si può e si dovrebbe fare di più” per impedire che tali contenuti vengano condivisi sui social media. Ardern è stata la prima firmataria di un libro di condoglianze nazionale per il peggior attentato nella storia del Paese, dove ha scritto: “a nome di tutti i neozelandesi, piangiamo insieme, siamo una cosa sola”.

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di Redazione

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