Marina iraniana posiziona 61esima flottiglia nello Stretto di Bab-el-Mandeb

Pubblicato il 18 marzo 2019 alle 10:30 in Iran Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Marina iraniana ha posizionato la 61esima flottiglia presso lo Stretto di Bab-al-Mandeb, nel Golfo di Aden, per mettere in sicurezza le rotte marittime utilizzare dalle navi di Teheran. È quanto ha annunciato il capo della Flotta meridionale della Marina, Afshin Tashk, domenica 17 marzo, secondo quanto riportato dal quotidiano iraniano Tehrean Times.

La flottiglia comprende il cacciatorpediniere Sabalan e l’imbarcazione logistica Bandar Avvas, le quali sono partire dal porto della città di Bandar Abbas, nel Sud del Paese. La 60esima flottiglia, nel frattempo, è appena rientrata da un viaggio di 52 giorni in acque internazionali, durante i quali ha visitato lo Sri Lanka e il porto Sutan Qaboos, il più grande di Muscat, in Oman, per quattro giorni. Nel Golfo di Aden, la 60esima flottiglia ha respinto con successo un attacco pirata contro una petroliera iraniana, che trasportava oltre 150.000 tonnellate di greggio. In seguito all’accaduto, il ministro della Difesa iraniano, Amir Hatami, ha annunciato che Teheran risponderà duramente a qualsiasi azioni contro le spedizioni di petrolio.

Tale dichiarazione è stata rilasciata anche in seguito a quanto riferito dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu, durante una cerimonia dei diplomi dei cadetti della Marina israeliana, avvenuto lo scorso 6 marzo, in merito alla possibilità che le navi israeliane potrebbero prendere di mira le petroliere iraniane. A suo dire, Teheran sta cercando di inviare greggio in maniera illegale attraverso diverse rotte marittime per aggirare le sanzioni americane.

Nei giorni passati, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) ha effettuato l’esercitazione militare Towards al-Quds, presso lo Stretto di Hormuz, per testare decine di droni RQ-170, di manifattura iraniana, di cui alcuni armati.  Tale modello di velivoli è stato prodotto su esempio degli US Sentinel, alcuni dei quali vennero catturati dalle forze iraniane nel 2011 in prossimità del confine con l’Afghanistan, presso la città iraniana di Kashmar.

Nel frattempo, il portavoce dell’Atomic Energy Organization of Iran (AEOI), Behrouz Kamalvandi, ha reso noto che, il 9 aprile, l’Iran annuncerà 112 successi nucleari raggiunti, che includeranno diversi campi, come l’esplorazione, l’estrazione, il ciclo del combustibile, le centrali elettriche, la scienza e la tecnologia, come i laser. “L’annuncio di tali risultati, nelle attuali circostanze, rappresenta un messaggio ai nemici dell’Iran che continuano a mantenere le sanzioni economiche”, ha spiegato Kamalvandi, il quale ritiene che gli Stati Uniti abbiano dato vita ad una “vera e propria guerra economica” nei confronti di Teheran.

Allo stesso mood, il presidente Hassan Rouhani, lunedì 18 marzo, ha affermato che le sanzioni americane contro l’Iran sono “un crimine contro l’umanità”, motivo per cui la Repubblica islamica presenterà un caso legale nei confronti degli ufficiali statunitensi, per aver messo in difficoltà la nazione.

L’8 maggio 2018, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato il ritiro unilaterale degli USA dall’accordo sul nucleare iraniano, Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Secondo quanto affermato dal presidente Trump, si è trattato del peggior patto mai stipulato dagli Stati Uniti. 

Come conseguenza del ritiro americano, il 5 novembre, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato il pacchetto di sanzioni più grande di sempre contro l’Iran, che ha colpito oltre 700 individui, entità, aerei e navi di Teheran. L’obiettivo delle misure restrittive, ha spiegato il comunicato del Tesoro, è quello di impedire che il Paese mediorientale continui a finanziare le proprie attività maligne, e esercitare una forte pressione finanziaria sul regime iraniano, affinché questo negozi un nuovo accordo che neghi qualsiasi sviluppo o acquisto nucleare o missilistico.

Successivamente, il 20 novembre, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni contro 6 individui e 3 società appartenenti a una rete russo-iraniana che fornisce milioni di barili di petrolio alla Siria come parte di un tentativo di rafforzare il regime di Damasco. In cambio, il presidente siriano, Bashar al-Assad, finanzia le forze Quds del Corpo iraniano delle guardie della rivoluzione islamica che drenano poi a loro volta le risorse verso Hamas ed Hezbollah.

A fine gennaio, Rouhani, ha dichiarato che l’Iran sta affrontando la situazione economica più difficile degli ultimi 40 anni, per colpa degli Stati Uniti. “Oggi il nostro Paese sta subendo una pressione economica senza precedenti, e questi problemi sono dovuti agli USA e ai suoi alleati, non alla condotta del governo iraniano”, ha affermato il presidente. Tali dichiarazioni sono state rilasciare nell’ambito di una cerimonia per il fondatore della Repubblica Islamica, l’Ayatollah Ruhollah Khomeini. Negli ultimi mesi, la moneta iraniana ha perso valore, mettendo in difficoltà molti cittadini.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.