Libia: nuovi scontri a Tripoli, ambasciatore italiano chiede garanzie di sicurezza per progetto autostradale

Pubblicato il 18 marzo 2019 alle 12:51 in Italia Libia

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L’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha richiesto alle autorità libiche un piano di sicurezza efficace per garantire protezione all’impresa che svolgerà il progetto “The Alternative Road” (Sahili), una rete autostradale che si estenderebbe da Imsaad a Marij, nella Libia orientale.

Le dichiarazioni sono giunte in seguito a una riunione tra l’ambasciatore e il ministro dei trasporti, Milad Ma’atoug, svoltasi domenica 17 marzo alla presenza del direttore del progetto autostradale, Imsaad-Ras Ajadir Sami Al-Sadi. L’ufficio stampa del Ministero dei Trasporti libico ha dichiarato che l’incontro si è dimostrato proficuo e porterà ad una nuova riunione, da programmare nei prossimi giorni, per stabilire un’ulteriore revisione delle misure di sicurezza, dal momento che l’ambasciatore ha sottolineato la necessità di interventi seri ed efficaci.

Il nuovo progetto stradale coprirà l’area da Imsaad, nell’estremo oriente della Libia, a Ras Ajdair, nel suo estremo ovest. Il Paese nordafricano ha assegnato il progetto all’Italia come parte dell’Accordo di amicizia italiano-libico stipulato a Bengasi il 30 agosto 2008.Il Trattato del 2008 non è un semplice trattato di amicizia e navigazione, ma intende imprimere un salto di qualità̀ alle relazioni tra i due Paesi, istituendo un vero e proprio partenariato. La disposizione più significativa è quella relativa alla realizzazione di progetti infrastrutturali di base, per un importo complessivo di 5 miliardi di dollari. La realizzazione dei progetti sarà̀ affidata ad imprese italiane ei fondi verranno gestiti direttamente dall’Italia.

Tuttavia, la questione della sicurezza in Libia è un problema cruciale. Proprio nella giornata di domenica 17 marzo, le zone occidentali di Tripoli sono state teatro di pesanti combattimenti tra le Forze Nazionali Mobili, fedeli al vecchio Congresso Nazionale Generale, sciolto nell’aprile 2016 e sostituito dall’attuale Camera dei Rappresentati del Governo di Accordo Nazionale, e un gruppo armato legato all’apparato di sicurezza generale. Le Forze nazionali mobili avevano le loro roccaforti ad Al Seyaheyya e Ghout al-Shaal ma, dal 2016, cercano di stabilirsi nella capitale Tripoli. Il cosiddetto apparato di sicurezza generale è invece guidato da Emad Al-Tarabulsi, un ex combattente pro-Haftar che in seguito si è unito al Consiglio presidenziale, presieduto dal primo ministro Fayez al-Serraj, ed è stato incaricato di sorvegliare le aree di sicurezza nella zona occidentale di Tripoli. In merito al combattimento di domenica, però, non sono ancora state rilasciate dichiarazioni ufficiali.

La crisi libica è scoppiata quando il dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato ed eliminato attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. Da quel momento, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati e i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno sia dei cittadini sia dei migranti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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