Attentato di Christchurch: la Turchia si sente attaccata, l’ISIS minaccia vendetta

Pubblicato il 18 marzo 2019 alle 11:15 in Nuova Zelanda Turchia

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Le reazioni all’attentato contro le due moschee in Nuova Zelanda: mentre la Turchia indaga sulle visite del sospetto attentatore in Anatolia, lo Stato Islamico e altri gruppi estremisti promettono che “la vendetta arriverà presto”.

Durante una manifestazione elettorale in Turchia, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha mostrato un video dell’attacco. Il filmato era stato girato da una telecamera GoPro indossata da uno dei perpetratori dell’assalto, che è avvenuto il 15 marzo e che ha causato la morte di 50 persone. Erdogan ha poi aggiunto che l’uomo sospettato di essere l’autore di tale gesto aveva precedentemente minacciato tutti i musulmani turchi. Infatti, il sospetto ha visitato la Turchia due volte e aveva dichiarato che i turchi non hanno alcun posto in Europa. Il presidente ha poi riferito che le autorità stanno indagando sulle visite dell’uomo e sui suoi contatti nel Paese. Il video è stato mostrato alla folla presente attraverso un grande schermo. “La persona malvagia che ha martirizzato 49 fratelli e sorelle sta dicendo che possiamo stare in Anatolia, ma non possiamo passare al lato europeo”, ha dichiarato Erdogan, dopo la proiezione. “Chi ti credi di essere? “, ha poi aggiunto il presidente turco, di fronte alla folla. Almeno 3 cittadini turchi che vivevano in Nuova Zelanda sono morti durante l’assalto. Il 17 marzo, il vicepresidente turco, Fuat Oktay, e il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, si sono recati sull’isola del Pacifico, dove hanno incontrato il ministro degli Esteri neozelandese, Winston Peters. Durante la visita di due giorni in Nuova Zelanda, la delegazione turca incontrerà anche i membri della comunità musulmana ed è prevista una visita sui luoghi del massacro, dove saranno depositati fiori e ghirlande per le vittime. 

Una fonte senior della sicurezza turca ha dichiarato che il sospetto perpetratore dell’attacco, Brenton Tarrant, è entrato in Turchia due volte, nel 2016. Ha soggiornato nel Paese per una settimana, nel mese di marzo, e per più di un mese, a settembre. Le autorità turche hanno iniziato a indagare su tutto ciò che riguarda la sua permanenza in Turchia, dai registri degli hotel alle riprese delle telecamera di sicurezza. L’obiettivo è quello di accertare la ragione delle sue visite. Il giorno dell’attentato, Erdogan aveva già affermato che il presunto aggressore aveva “preso di mira il nostro Paese, la nostra nazione e me stesso”. Il presidente turco aveva poi aggiunto che i Paesi di tutto il mondo, in particolare in Occidente, devono farsi trovare pronti di fronte all’ascesa dell’islamofobia. Il video dell’attentato è stato trasmesso in diretta su Facebook per 17 minuti prima di essere eliminato. I responsabili della piattaforma social della Nuova Zelanda hanno fatto sapere che “nelle prime 24 ore 1,5 milioni di video dell’attacco sono stati rimossi in tutto il mondo e oltre 1,2 milioni sono stati bloccati mentre venivano caricati”. “Per rispetto alle persone colpite da questa tragedia e per via delle preoccupazioni delle autorità locali, stiamo rimuovendo anche tutte le versioni editate del video che non contengono contenuti grafici”, hanno aggiunto. “Continuiamo a lavorare giorno e notte per rimuovere questi contenuti, usando una combinazione di tecnologia e persone”, hanno poi assicurato. 

Dal Medio Oriente arriva anche la risposta degli gruppi estremisti islamici, tra cui l’ISIS. Il giorno dell’attentato, in alcuni gruppi Telegram affiliati ad Al-Qaida, si è cominciato a parlare di “guerra dei crociati” contro tutta la popolazione musulmana. Alcuni di questi messaggi promettevano di rispondere a tale gesto con il “linguaggio del sangue”. Uno di questi gruppi, noto per essere frequentato da affiliati dell’ISIS, ha fatto appello ai partecipanti perchè reagiscano “versando il sangue dei crociati”. In un altro canale Telegram, vicino al Califfato, è stata inviata una foto che mostra un fucile, una bandiera nera dell’Isis e una cintura suicida. Sull’arma erano stati scritti vari messaggi, riprendendo lo stesso schema usato dal Tarrant prima dell’attacco. L’uomo, infatti, aveva inciso, sulle armi che avrebbe usato per mettere in atto la sua carneficina, i nomi di quelli che considerava gli ‘eroi’ simbolo delle guerre contro i musulmani e della supremazia bianca. Tra questi figuravano personaggi storici come il re franco Carlo Martello, il doge Sebastiano Venier, l’ammiraglio veneziano Marco Antonio Bragadin, scuoiato vivo dai musulmani. Alcuni nomi di persone contemporanee erano stati ugualmente scritti in bianco sulle armi. Tra questi c’è quello di Luca Traini, l’autore di un attacco avvenuto a Macerata, il 3 febbraio 2018, durante il quale l’uomo aveva aperto il fuoco su alcuni stranieri, di origine africana. La risposta dei gruppi estremisti islamici all’attacco alle moschee di Christchurch è chiaro: “la vendetta arriverà presto”, scrivono ancora i jihadisti, “avete aperto i cancelli dell’inferno”.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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