Algeria: 13 sindacati si rifiutano di appoggiare la formazione del nuovo governo

Pubblicato il 18 marzo 2019 alle 9:56 in Africa Algeria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Tredici sindacati indipendenti algerini si sono rifiutati di appoggiare gli sforzi del primo ministro, Noureddine Bedoui, nominato la scorsa settimana, per formare un nuovo governo nella speranza di sedare le proteste che invadono il Paese dal 22 febbraio.

“Non scenderemo a patti con il nuovo sistema, apparteniamo alle persone, e le persone hanno detto No al sistema”, ha spiegato uno dei leader del settore dell’educazione, Boualem Amora. Il premier Bedoui ha promesso di creare un governo di tecnici, includendo al suo interno anche militari e uomini di affari, al fine di “riflettere la demografia della società algerina”.

Nel frattempo, il leader dell’opposizione Abderrazak Makri ha esortato il presidente Abdelaziz Bouteflika e l’élite al potere di fare un passo indietro e ritirarsi. “La gang si è rifiutata di rispondere al popolo algerino fino a questo momento”, ha commentato Makri.

Le manifestazioni in Algeria, scoppiate alla fine di febbraio, sono iniziate come forma di protesta nei confronti del presidente Bouteflika, in carica dal 1999, il quale avrebbe voluto ottenere il quinto mandato alle elezioni, in precedenza previste per il 18 aprile. Il 3 marzo il presidente aveva cercato di placare i manifestanti proponendo una conferenza di dialogo nazionale, il cambio della Costituzione e nuove votazioni entro un anno dalla sua rielezione. Tali promesse, tuttavia, non erano riuscite a sedare la rabbia pubblica e avevano acuito il malcontento in diversi settori, soprattutto giovani e studenti.

Il leader algerino, che ha compiuto 82 anni il 2 marzo, gode di salute precaria fin da quando, nel 2013, ha avuto un ictus. Da allora, è stato visto pubblicamente di rado. La sua ricandidatura ha provocato le proteste di una parte della popolazione. Per rimanere in carina il più a lungo possibile, nel 2008 Bouteflika aveva eliminato le regole costituzionali che limitavano il potere del presidente a due mandati, vincendo poi le elezioni del 2009 con il 90% dei consensi. Molti algerini lo considerano il leader della riconciliazione nazionale successiva alla guerra civile. Alle elezioni del 2014, Bouteflika aveva ottenuto l’82% dei voti.

L’11 marzo, Bouteflika ha annunciato che rinuncerà alla candidatura ed ha rimandato le elezioni, fino a quando le proteste non saranno sedate. Il presidente ha altresì riferito che le elezioni si terranno solo dopo che verrà istituita una conferenza nazionale sulle riforme politiche e costituzionali da mettere in atto entro la fine del 2019.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.