Turchia: 2 dei suoi soldati uccisi e 8 feriti nell’Iraq settentrionale

Pubblicato il 17 marzo 2019 alle 6:00 in Iraq Turchia

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Due soldati turchi sono rimasti uccisi, e altri 8 feriti, durante uno scontro nel quadro delle operazioni militari nell’Iraq settentrionale, ha reso noto il Ministero della Difesa di Ankara.

L’annuncio è stato divulgato dal Ministero della Difesa turco nella giornata di sabato 16 marzo. A fronte dei due soldati turchi uccisi e degli 8 feriti, l’organo ministeriale ha reso noto che, nel medesimo scontro, sono stati neutralizzati 6 militanti terroristi, inclusa una donna.

Il termine “neutralizzato” viene usato dal governo turco per indicare che un nemico viene ucciso, fatto prigioniero o ferito.

Ankara conduce regolarmente incursioni aeree contro le basi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan nell’Iraq settentrionale, e attacchi contro le basi del PKK lungo il suo confine meridionale, sostenendo che i militanti del gruppo usano la zona altamente montagnosa come loro base per lanciare attacchi letali al di là del confine, in Turchia. Il presidente turco, Tayyip Erdogan, nel corso del 2018 ha minacciato di lanciare un’offensiva via terra nel nord dell’Iraq volta a sconfiggere i membri del gruppo curdo. Nel mese di dicembre, egli ha inoltre annunciato l’imminenza di un’operazione contro le milizie curde in Siria.

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) è un partito politico e para-militare considerato illegale da Ankara, Washington e l’Unione Europea. Il conflitto tra la Turchia e i curdi risale al 1978. Da allora, i curdi chiedono la creazione dello Stato del Kurdistan indipendente e la possibilità di avere maggiori diritti politici e culturali all’interno della Turchia. Il principale gruppo dei ribelli curdi è rappresentato dal PKK, fondato nel 1978, il quale ha compiuto numerosi attacchi, nel corso degli anni, soprattutto nel sud-est della Turchia, causando la morte di circa 40mila persone. La presenza dei suoi combattenti in Siria e nel Kurdistan iracheno ha portato Ankara a compiere diverse incursioni e attacchi contro i territori siriani e dell’Iraq.

In questo contesto, vi è un ulteriore fattore di attrito, ossia la divergenza di vedute in merito alle People’s Protection Units, milizie curde a guida statunitense impegnate a sconfiggere l’Isis in Siria e operative lungo il confine nord-orientale della Siria con la Turchia. Ankara considera le People’s Protection Units (YPG) come un’estensione del PKK, e quindi parimenti illegale. Pertanto, il 20 gennaio scorso Ankara aveva lanciato una campagna militare contro di loro nel distretto di Afrin, situato nel nord della Siria, al confine con la Turchia. L’obiettivo dell’operazione, nota con il nome di Ramo d’Olivo e conclusasi il 18 marzo con la conquista di Afrin da parte turca, era quello di liberare il territorio dai terroristi e di creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km al confine tra i due Paesi.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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