Spagna: migliaia di separatisti catalani in protesta a Madrid

Pubblicato il 17 marzo 2019 alle 13:28 in Europa Spagna

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Migliaia di indipendentisti catalani hanno manifestato per le strade del centro di Madrid, sabato 16 marzo, per protestare contro il processo attualmente in corso ai 12 leader separatisti che ora rischiano anni di carcere per aver organizzato il tentativo di indipendenza della regione dalla Spagna nel 2017.

I manifestanti, molti dei quali hanno affrontato un viaggio dalla regione nord-occidentale della Catalogna appositamente per recarsi nella capitale spagnola, si sono riuniti e hanno marciato attraverso Madrid sventolando la bandiera catalana e sfoggiando slogan quali “L’autodeterminazione non è un crimine” e “Democrazia è scegliere”. Gli organizzatori della protesta hanno reso noto che c’è stata la partecipazione di circa 120mila persone, a fronte delle 18mile stimate dalla polizia.

Le tensioni tra il governo centrale di Madrid e Barcellona sono ormai diminuite rispetto al periodo successivo al 1 ottobre 2017, giorno in cui il referendum, poi definito illegale da Madrid, ha sancito l’indipendenza della Catalogna. Tuttavia, il processo tuttora in corso ai 12 leader separatisti, accusati di aver orchestrato le agitazioni indipendentiste, è rimasto uno dei principali punti di tensione nel processo pacificatore. I 12 imputati, tra cui figurano l’ex vicepresidente della Generalitat Oriol Junqueras, la ex presidente del parlamento catalano Carme Forcadell e diversi esponenti dell’esecutivo allora guidato da Carles Puigdemont, sono accusati di aver fomentato una rivolta e di aver fatto uso improprio di fondi statali, accuse che essi respingono.

Già si erano svolte, in data 12 febbraio, le prime manifestazioni di protesta a Barcellona, in concomitanza con l’inizio del processo legale a Madrid. In tale circostanza, i Comitati di Difesa della Repubblica (CDR) avevano bloccato sin dalle prime ore della giornata, l’Autostrada AP-7 all’uscita di Barcellona e diverse altre arterie, tra cui la Gran Vía della capitale catalana.

La crisi catalana rappresenterà un fattore cruciale per le prossime elezioni nazionali, fissate al 28 aprile. Il presidente del governo di Madrid, Pedro Sánchez, ha annunciato a metà febbraio la decisione di sciogliere le Cortes Generales e di convocare nuove elezioni. Il premier ha tenuto una breve conferenza stampa al termine di una dichiarazione ufficiale al palazzo della Moncloa, al termine di un Consiglio dei ministri straordinario.

Gli spagnoli affrontano un processo elettorale senza precedenti che disegnerà una nuova mappa politica. Per la prima volta, infatti, saranno cinque i partiti principali (socialisti, popolari, Ciudadanos, Podemos e Vox) che si contenderanno il voto su scala nazionale e tutti i sondaggi prevedono un parlamento frammentato e dalla difficile governabilità. Finisce così la legislatura che il quotidiano madrileno El Mundo definisce “la più singolare della democrazia”, la seconda in cui hanno governato due presidenti – Mariano Rajoy e Pedro Sánchez (il primo e unico precedente risale alla legislatura del 1979-82, quando ad Adolfo Suárez, padre dell’attuale sistema democratico, successe Leopoldo Calvo-Sotelo). Questa legislatura, inoltre, è la prima ad essere partita dopo due elezioni successive, quelle di dicembre 2015 e giugno 2016 e soprattutto, per la prima volta nella storia spagnola un esecutivo ha conquistato La Moncloa grazie a una mozione di sfiducia, che in Spagna è solo costruttiva. 

Il sostegno dei separatisti catalani di Sinistra Repubblicana di Catalogna e Partito Democratico Catalano ha permesso al leader socialista di scalzare Mariano Rajoy lo scorso giugno ed è stata proprio la mancanza di questi voti a farlo cadere ora. Dall’inizio del suo mandato Sánchez ha marcato una svolta nel rapporto tra il governo centrale e la Catalogna, che inizialmente era volto a sbloccare problemi di natura istituzionale con la Generalitat e che in seguito ha portato all’avvio di un processo di dialogo per cercare un’uscita al conflitto catalano. Per convinzione – sottolineano i critici – ma anche per necessità. Il presidente aveva infatti bisogno dei voti degli indipendentisti per poter approvare il bilancio 2019 e pensava che puntare su una soluzione politica avrebbe facilitato il negoziato sulla legge di bilancio. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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