Mali: incursione a base militare, 16 soldati uccisi

Pubblicato il 17 marzo 2019 alle 16:35 in Africa Mali

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Uomini armati di pistole hanno preso d’assalto e brevemente occupato una base dell’esercito maliano, uccidendo almeno 16 soldati e distruggendo 5 veicoli nella regione centrale di Mopti.

L’assalto è avvenuto nella notte tra sabato 16 e domenica 17 marzo, e la base militare è situata nel villaggio di Dioura. A riferirlo sono stati due amministratori locali nella giornata di domenica. Youssouf Coulibaly, il sindaco della cittadina più vicina, Kareri, ha parlato al telefono con Reuters dall’interno del presidio, affermando: “Mi trovo al momento dentro alla base e molte persone sono state uccise qui, finora ne abbiamo contate 16”. Anche un portavoce militare, il colonnello Diarran Kone, ha confermato l’attacco, tuttavia il bilancio delle vittime non è ancora certo.

Il Mali centrale negli ultimi anni è stato teatro di numerosi episodi violenti, soprattutto per mano di jihadisti con legami con al-Qaeda. Gli episodi si sono intensificati progressivamente a partire dal 2012, quando gli islamisti e i ribelli Tuareg a loro alleati conquistarono porzioni settentrionali del Paese e avanzarono verso la capitale, Bamako, scatenando l’intervento delle forze a guida francese, che respinsero jihadisti e ribelli nel corso dell’anno successivo. Nonostante la presenza di circa 4.500 unità francesi, i militanti legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico hanno usato il Mali centrale e settentrionale come base per effettuare numerosi attacchi nella regione del Sahel, soprattutto contro i Paesi vicini, Niger e Burkina Faso.

Inoltre, la regione centrale del Paese è il territorio di maggiore operatività del Fronte di Liberazione della Macina (FLM), gruppo jihadista di recente formazione (gennaio 2015) guidato dal religioso salafista nonché leader militante Amadou Koufa. Il ministro delle Forze Armate francesi, Florence Parly, nel mese di novembre 2018 aveva reso noto che Koufa era stato ucciso durante un raid delle unità francesi. Tuttavia, alla fine del mese di febbraio, Koufa è riapparso in un nuovo video di propaganda del gruppo in cui si mostra facendosi beffa delle forze francesi e di quelle maliane.

In particolare, i terroristi stanno aumentando le offensive specialmente nei confronti degli ufficiali delle Nazioni Unite, i quali non hanno intenzione di prendere parte ad un conflitto, essendo forze di peacekeeping, ma cercano di soppesare al vuoto lasciato da altre agenzie di aiuti. Nonostante i continui attacchi da parte die militanti di al-Qaeda, la missione dell’Onu in Mali (MINUSMA) continua a portare avanti progetti agricoli, infrastrutturali e scolastici in tutto il Paese africano. Le Nazioni Unite hanno dispiegato circa 12.000 unità tra polizia ed esercito nell’ambito della missione di peacekeeping MINUSMA, la quale è la più pericolosa tra tutte le missioni dei caschi blu. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, risalente al 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione nel Paese. Da giugno 2018, sono aumentati anche gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo nota con il nome di G5 Sahel. L’iniziativa mira a sconfiggere le milizie armate attive nell’area africana nord-occidentale e a contrastare la crescita dell’estremismo. Il corpo della missione è composto da 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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