Cisgiordania: palestinese spara a israeliani, almeno 1 morto

Pubblicato il 17 marzo 2019 alle 11:16 in Israele Palestina

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Almeno una persona è rimasta uccisa e altre due ferite durante un’aggressione con arma da fuoco a carico di un palestinese nei territori della Cisgiordania occupata, domenica 17 marzo.

L’attacco è iniziato dopo che un palestinese ha afferrato un’arma da fuoco, sottraendola a un israeliano presso un incrocio vicino alla colonia ebraica di Ariel. A quel punto, l’individuo ha sparato all’uomo israeliano, secondo quanto riportato dall’emittente televisiva Channel 13. In seguito, l’aggressore ha sparato a un secondo israeliano, rubando la sua automobile e dandosi alla fuga; durante tali manovre, l’uomo ha aperto il fuoco presso una fermata dell’autobus ad un altro incrocio, ferendo un terzo israeliano. Tramite un comunicato, l’esercito israeliano ha reso noto che le sparatorie sono avvenute agli incroci di Ariel e Gitai, e che le truppe stanno tuttora ricercando il responsabile delle violenze. L’emittente radiofonica Israel Radio ha confermato che una persona è stata colpita e uccisa da un proiettile e altre due sono state ferite, una delle quali versa ora in condizioni critiche.

I palestinesi, molti dei quali non hanno connessioni note con gruppi militanti, hanno già condotto in passato una serie di attacchi in Cisgiordania tra il 2015 e il 2016. Nonostante la frequenza di tali violenze sia diminuita, negli ultimi mesi la regione ha vissuto nuove escalation. In particolare, la notte tra il 12 e il 13 dicembre scorsi, 2 israeliani sono morti e altri 2 sono rimasti feriti in una sparatoria nei medesimi territori occupati della Cisgiordania, dopo che i soldati israeliani avevano ucciso 3 palestinesi in un’operazione separata. Prima ancora, il 26 novembre, un palestinese è stato ucciso dall’esercito israeliano dopo essersi scagliato alla guida di un’auto contro un gruppo di soldati presso una strada di congiunzione vicino all’insediamento di Karmei Tzur, a Nord di Hebron, sempre in Cisgiordania.

Nonostante la comunità internazionale consideri l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele un’attività illegittime, il Paese continua ad annunciare nuovi piani per la costruzione di numerose case in Cisgiordania. L’occupazione e il colonialismo sono giustificati legalmente se effettuate in brevi periodi e, soprattutto, in condizioni anormali “che conducono senza esitazione all’autodeterminazione e alla sovranità”, come spiegato dal relatore speciale dell’Onu, Michale Lynk nel proprio rapporto del 2017 all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. 

Nel corso dei due anni passati, da quando Donald Trump è stato nominato presidente degli Stati Uniti, l’occupazione israeliana si è espansa. Nel 2017 e nel 2018 sono state rispettivamente 3.154 e 3.167 le offerte di unità abitative, contro le sole 46 nel 2016. Attualmente, ci sono circa 600.000/750.000 i coloni illegali che vivono in circa 150 insediamenti tra la Cisgiordania e Gerusalemme Est. Si tratta di una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra, secondo l’Onu, che proibisce agli Stati di trasferire i loro cittadini in una terra occupata, nonché un presunto crimine di guerra ai sensi dello Statuto di Roma del 1998 che istituisce la Corte penale internazionale.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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