Israele: raid aereo su Gaza in risposta a razzi su Tel Aviv

Pubblicato il 16 marzo 2019 alle 14:22 in Israele Palestina

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L’esercito israeliano ha condotto un raid aereo su Gaza, poche ore dopo che Hamas ha lanciato missili contro civili israeliani presso Tel Aviv. Hamas respinge tale accusa.

Nella prima mattina di venerdì 15 marzo, nella Striscia di Gaza sono state segnalate esplosioni, e testimoni palestinesi hanno visto aerei da guerra israeliani bombardare posizioni di sicurezza del gruppo Hamas. 4 civili palestinesi sono rimasti feriti nel raid aereo, secondo il Ministero della Saluto dell’enclave in questione. L’esercito israeliano ha pubblicato un messaggio su Twitter in cui rende noto di aver bersagliato 100 target di Hamas a Gaza, tra cui un complesso di uffici adibiti a luoghi di incontro per pianificare e ordinare le attività del gruppo, un complesso sotterraneo usato come sito di fabbricazione di razzi rudimentali, e un centro utilizzato per lo sviluppo e la messa a punto di droni. Nel messaggio si legge anche che l’offensiva di Israele rappresenta la reazione ai razzi lanciati da Hamas contro i civili israeliani qualche ora prima, accusa che il gruppo paramilitare respinge, sostenendo che i razzi sono stati lanciati in un momento in cui l’ala militare del gruppo partecipava a un incontro con mediatori egiziani per tentare di implementare un cessate-il-fuoco con Israele. Con una mossa inusuale, probabile indice del fatto che Hamas stia cercando di prevenire ulteriori escalation delle tensioni con Israele, il Ministero dell’Interno di Gaza ha annunciato che i missili sono stati lanciati “contro il consenso nazionale”, e ha promesso di prendere misure punitive contro i responsabili.

I media palestinesi hanno riferito che vari raid israeliani sono avvenuti in diversi punti di Gaza, da Rafah, nel sud, fino alla striscia costiera settentrionale, più densamente popolata e patria di circa 2 milioni di palestinesi. Maher Abdullah, un funzionario dell’organizzazione umanitaria Save the Children, ha riferito che lui e la sua famiglia sono rimasti svegli tutta la notte a causa dei bombardamenti nella Città di Gaza, aggiungendo che non si è trattato della prima volta, e che teme ciò avverrà ancora nel futuro.

L’attacco avvenuto nella notte di giovedì 14 marzo contro Tel Aviv, popolosa capitale israeliana nonché importante snodo commerciale e culturale dello Stato, rappresenta una grave escalation delle ostilità israelo-palestinesi. È la prima volta che la città viene colpita dal conflitto tra Israele e Hamas del 2014. I razzi hanno causato l’avvio delle sirene anti-raid nella città, e testimoni hanno riferito di aver visto in azione l’antiaerea nazionale, sebbene l’esercito israeliano abbia affermato che nessun missile è stato abbattuto. I razzi hanno mancato le aree urbane, senza provocare feriti o danni alla capitale.

Ron Huldai, sindaco di Tel Aviv, ha affermato di aver ordinato l’apertura dei rifugi pubblici anti-raid come misura preventiva, ma ha puntualizzato che, per adesso, “la vita continua come al solito”, intimando di rimanere “calmi ma vigili”.

L’improvviso scoppio di violenze giunge in un momento particolarmente delicato per ambo le parti; a Israele si terranno le elezioni nazionali in meno di un mese, e il premier, Benjamin Netanyahu, concorre alla ricandidatura rivaleggiando con un’opposizione forte. Dopo aver subito l’attacco missilistico, Netanyahu ha incontrato i capo della Difesa presso il quartier generale di Tel Aviv; poco dopo, è iniziato il contrattacco israeliano contro Hamas. Anche Hamas si trova in una situazione sensibile, in quanto il gruppo è stato recentemente criticato per via delle dure condizioni di vita nella regione.

Israele e Hamas hanno combattuto tre guerre da quando il gruppo palestinese ha preso il controllo di Gaza. Hamas possiede grandi arsenali di missili e razzi, tuttavia, dall’ultimo conflitto, nel 2014, entrambe le parti hanno tentato di arginare le violenze. Le tensioni sono scoppiate nuovamente nel corso del 2018, alla frontiera tra Gaza e Israele, quando i palestinesi hanno avviato una massiccia protesta che ha innescato la reazione violenta dell’esercito israeliano, causando la morte di circa 200 palestinesi. Altri 60 palestinesi circa sono morti in altri incidenti, quali scontri a fuoco lungo il confine. Due soldati israeliani sono stati uccisi da colpi palestinesi.

La popolazione palestinese ha protestato settimanalmente lungo la recinzione ad est della Striscia di Gaza sin dal 30 marzo 2018, data in cui è iniziata la cosiddetta di Marcia del Ritorno, il cui scopo è invocare il diritto dei palestinesi al ritorno in patria e la fine del blocco israeliano, in vigore da 11 anni. Le manifestazioni in questione si sarebbero teoricamente dovute concludere il 15 maggio 2018, data in cui palestinesi ricordano la Nakba, o Catastrofe, un riferimento alla rimozione forzata di 750.000 palestinesi dalle loro case e villaggi per aprire la strada alla creazione di Israele nel 1948. I palestinesi sostengono che le loro proteste rappresentino un’ondata di rabbia popolare contro Israele. I residenti dei territori palestinesi invocano il diritto di ritornare nelle proprie case, dalle famiglie da cui sono stati allontanati o separati 70 anni prima, a causa della fondazione dello Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948. Lo Stato Ebraico, dal canto suo, sostiene che le proteste e le manifestazioni siano organizzate dal gruppo islamista Hamas, il quale controlla la Striscia di Gaza e nega al Paese il diritto di esistere.

In questo contesto, Israele ha accusato Hamas di aver sobillato le proteste per sviare l’attenzione dei cittadini dai problemi economici e dalla grave carenza di scorte energetiche di cui soffre Gaza, patria di 2 milioni di palestinesi, oltre metà dei quali sono rifugiati di guerra o loro discendenti. A partire da giugno del 2007, lo Stato Ebraico, insieme all’Egitto, ha imposto un blocco terrestre, aereo e marittimo dell’entrata nell’area della Striscia di Gaza governata da Hamas.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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