USA sospendono aiuti militari al Guatemala

Pubblicato il 15 marzo 2019 alle 8:41 in America centrale e Caraibi USA e Canada

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Con la motivazione dell’abuso che l’Esecutivo di Jimmy Morales ha fatto degli aiuti e dei fondi USA, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha annunciato giovedì 14 marzo che sospende il trasferimento di aiuti militari al Guatemala. Sospesa anche la formazione di quadri militari del paese mesoamericano.

“Il governo ha reiteratamente utilizzato i veicoli donati in modo scorretto, nonostante le numerose segnalazioni a riguardo” – ha spiegato in una nota l’ambasciata degli Stati Uniti nel paese centroamericano, riferendosi all’uso delle jeep donate da Washington per combattere il traffico di droga, che sono servite al governo guatemalteco per una prova di forza contro il quartier generale della Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala (CICIG, promosso dalle Nazioni Unite) e la stessa ambasciata del paese nordamericano il 31 agosto 2017, giorno in cui il presidente Morales, circondato da militari, ha annunciato che non rinnoverà il mandato della Commissione creata dalle Nazioni Uniti per combattere la corruzione e l’impunità per i crimini commessi nel paese durante la guerra civile (1960-1996).

Per tutta risposta, il governo guatemalteco ha emesso un comunicato in cui si sottolinea la “disposizione” a rinforzare e migliorare i legami bilaterali con Washington.

Lo stesso giovedì 14 marzo, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede al governo del Guatemala di cessare immediatamente gli attacchi contro la Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala e si è detto preoccupato per le ripetute violazioni dello stato di diritto, per il costante aumento della violenza e per la proposta di legge allo studio del Congresso di Città del Guatemala che prevede una serie di misure di amnistia per i crimini contro l’umanità avvenuti durante la ultra-trentennale guerra civile guatemalteca.

Il 16 agosto prossimo i dodici milioni di guatemaltechi saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente e il parlamento del paese. Ad oggi sono state presentate trenta candidature, tra cui quella di Zury Ríos, figlia dell’ex dittatore Efraín Ríos Montt, responsabile durante i suoi 18 mesi di governo (1982-83) di oltre 80.000 morti, e quella di Sandra Torres, alleata del presidente uscente Morales. Un voto che secondo gli analisti non cambierà le sorti del paese centroamericano.

“Le elezioni in Guatemala sono diventate un rituale, come assistere a una partita di calcio o alle processioni della Settimana Santa. Un semplice gesto che non include la maggior parte della popolazione, che non coglie la possibilità di come queste possano influenzare il futuro della democrazia e dello stato di diritto” – commenta al quotidiano El País l’analista indipendente Héctor Rosada, il quale sottolinea che una delle figure preminenti di questo “rituale” è lo stesso  presidente Morales, “preoccupato solo che lui e la sua famiglia non siano raggiunti dalla legge alla fine del suo mandato”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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