Guaidó: per rimuovere Maduro tutte le porte sono aperte

Pubblicato il 15 marzo 2019 alle 6:30 in America Latina Venezuela

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Il presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela e presidente ad interim  del paese riconosciuto da oltre 50 paesi, Juan Guaidó, in un’intervista al quotidiano spagnolo El País, ha affermato che per spingere Maduro a lasciare il potere “tutte le porte sono aperte”, ma ha sottolineato che l’appoggio delle forze armate è fondamentale e che all’interno di queste “c’è grande paura” e “dura persecuzione” del dissenso. 

Guaidó ha spiegato perché l’Assemblea Nazionale ha decretato lo stato di emergenza dopo il blackout che giovedì 7 marzo ha lasciato Caracas e altri 20 stati del paese senza energia elettrica. “Lo stato di emergenza è il prodotto della confusione generata da cause politiche. Normalmente, si farebbe ricorso a questo tipo di allerta in situazioni di catastrofe ambientale o di calamità naturali. Oggi in Venezuela non ci piace la normalità. In un paese normale, gli aiuti internazionali sarebbero entrati. Qui il regime non ha ancora dato una versione ufficiale tecnica di quello che è successo e parla di attacco informatico. Ha creato la crisi non rispettando la manutenzione e l’uso corretto dei sistemi, assumendo per corruzione e non per merito. Abbiamo dovuto decretare responsabilmente l’allarme, spiegare le ragioni. Sapevamo che il regime avrebbe proposto una versione tanto folle quanto quella di un attacco informatico a un sistema informatico che è analogico proprio per proteggersi da qualsiasi attacco”. Guaidó ha definito “show di un incompetente” la decisione del procuratore generale del paese, Tarek William Saab, di inquisirlo come responsabile intellettuale del blackout.

Guaidó ha spiegato che la crisi attuale è solo “l’ultima fase” di un processo di opposizione al chavismo lungo 20 anni e ha sottolineato come chi blocca il Venezuela oggi non è l’opposizione, ma Maduro, che fa perdere tempo al paese. “Chi blocca la transizione, chi pone ostacoli per il miglioramento sociale, chi blocca le strade oggi è Maduro. Crede di vincere inscenando una falsa resistenza. Non parla nemmeno di atti di governo, parla di resistere a un attacco che non esiste. Se stai per inventare un sabotaggio che non esiste, dovresti almeno sconfiggerlo. Ma l’idea di vittoria è che hanno resistito a un attacco che loro stessi hanno causato per la loro stessa corruzione. E ora dicono che i collettivi armati devono reagire. È un’apologia dell’odio, della violenza, del crimine” – ha attaccato il leader oppositore.

Guaidó ha affermato, inoltre, di aspettarsi maggiore appoggio da parte delle forze armate. “C’è molta paura nelle forze armate, una dura persecuzione di chi si oppone a Maduro” – ha spiegato, sottolineando come le 700 diserzioni che sono seguite al suo appello siano “insufficienti”, ma che il dissenso all’interno dell’esercito è molto maggiore e che questo non tarderà a manifestarsi, è solo “questione di tempo”.

Interrogato su un possibile intervento armato straniero in Venezuela, Guaidó ha risposto: “Abbiamo provato di tutto in Venezuela. Letteralmente. Sempre nell’ambito della non-violenza. E insisteremo: protesta pacifica, esercizio dei nostri diritti, insistenza. Ma la frustrazione si sente, in un certo senso. Come si difende un venezuelano da un collettivo armato? In che modo un venezuelano si difende dai gruppi paramilitari costantemente molestandolo? Da un regime che sequestra le forze armate e nega loro cibo e medicine? C’è un dilemma serio, che è di protezione dei cittadini. Non è solo il costo che paghiamo oggi, ma il costo dell’opportunità sociale che si perde. Quindi, per noi è una questione di responsabilità parlare di tutte le opzioni”.  Pur definendo controversa la possibilità di un’intervento militare straniero, Guaidó ha ribadito “credo di dover discutere responsabilmente tutte le opzioni per raggiungere la fine dell’usurpazione”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

 

di Redazione

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