Yemen: Senato USA vota a favore della fine dell’impegno americano nel conflitto

Pubblicato il 14 marzo 2019 alle 12:35 in USA e Canada Yemen

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Il Senato americano ha votato a favore della fine dell’impegno statunitense nella guerra civile in Yemen, al fianco della coalizione saudita che bombarda i ribelli sciiti Houthi, mercoledì 13 marzo.

La mozione, approvata con 54 voti favorevoli e 46 contrari, rappresenta uno storico tentativo di limitare i poteri presidenziali, appellandosi alla legge federale War Power Resolution che permette al Congresso di ordinare o per interrompere l’intervento militare americano in un conflitto, senza il consenso del presidente.

“Abbiamo l’opportunità di prendere una decisione per porre fine all’orrendo conflitto in Yemen e alleviare le terribili sofferenze della popolazione di uno dei Paesi più poveri al mondo”, ha commentato il senatore indipendente del Vermont, Bernie Sanders. La risoluzione passerà adesso alla Camera dei Rappresentanti, che dovrà approvarla una seconda volta. Già il 13 febbraio la misura era passata con 248 voti favorevoli e 177 contrari.

La Casa Bianca ha minacciato di porre il veto alla mozione se questa verrà presentata sulla scrivania di Donald Trump. Ad avviso di molti ufficiali dell’amministrazione, gli USA devono essere liberi di supportare l’Arabia Saudita in un conflitto regionale che, indirettamente, coinvolge l’Iran, il quale invia segretamente le armi agli Houthi. Per superare l’eventuale veto presidenziale, il Congresso necessiterà della maggioranza dei 2/3, affinché la risoluzione entri in vigore.

I sostenitori repubblicani di Trump, il quale è a favore del continuamento dell’impegno americano in Yemen, ritengono che il Khashoggi, a cui i legislatori statunitensi fanno appello per gettare ombra sull’Arabia Saudita, dovrebbe essere trattato separatamente dalla questione del conflitto in Yemen. “Le preoccupazioni in merito al rispetto dei diritti umani dovrebbero essere gestiti dall’amministrazione e dagli ufficiali sauditi”, ha sottolineato il leader della maggioranza repubblicana in Senato, Mitch McConnel, del Kentuchky.

Ad avviso della Casa Bianca, la risoluzione contro il coinvolgimento americano danneggerebbe le relazioni bilaterali nella regione, ed avrebbe effetti negativi sulla capacità di prevenire e contenere l’estremismo violento. Alcuni repubblicani hanno altresì messo in guardia in merito alla possibilità che la sospensione dell’appoggio americano alla coalizione saudita potrebbe far aumentare le vittime in Yemen, come conseguenza della mancata condivisione di informazioni di intelligence tra Washington e Riad.

L’inviato speciale dell’Onu, in Yemen, Martin Griffiths, ha effettuato un incontro a porte chiuse con i senatori americani, l’11 marzo, durante il quale ha informato che gli Houthi presentano alcuni problemi legittimi con il governo dello Yemen che devono essere risolti. Ulteriori interventi militari, secondo Griffiths, non farebbero altro che peggiorare la situazione.

Secondo lo Armed Conflict Location and Event Data (ACLED), nei primi 11 mesi del 2018, sono state contate almeno 28.959 morti, una cifra maggiore del 68% rispetto a quella registrata nello stesso periodo del 2017. Il report riferisce che tale aumento è stato dovuto all’intensificarsi dei bombardamenti da parte della coalizione saudita contro i ribelli sciiti Houthi, in vista dei colloqui di pace sponsorizzati dall’Onu in Svezia, iniziati il 9 dicembre. Novembre 2018, in particolare, è stato il mese in cui è morto il maggior numero di persone in Yemen, dall’inizio del conflitto, con almeno 2.959 decessi documentati.

La guerra civile in Yemen, scoppiata il 22 marzo 2015, contrappone i ribelli sciiti Houthi da una parte, e le forze governative del presidente Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

Riad ritiene che l’Iran fornisca armi e missili balistici ai ribelli sciiti, con i quali questi cercano di colpire il suo territorio nazionale. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili. Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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