Palestina: gli USA vogliono “liquidare” la causa palestinese

Pubblicato il 14 marzo 2019 alle 14:23 in Palestina USA e Canada

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Il portavoce del presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, ha criticato gli Stati Uniti per la loro decisione di non riferirsi più alla Cisgiordania, alla Striscia di Gaza e alle alture del Golan come territori occupati.

Il cambiamento di posizione sulla questione è stato notato nel rapporto annuale sui diritti umani per il 2018, dove non ci si riferisce più a tali territori come occupati. In una dichiarazione rilasciata dall’agenzia di stampa ufficiale palestinese, WAFA, il politico palestinese, Nabil Abu Rudeineh, ha definito questo cambiamento di linguaggio come “una continuazione dell’approccio ostile dell’amministrazione americana nei confronti del popolo palestinese e che va contro a numerose risoluzioni delle Nazioni Unite”. Secondo Abu Rudeineh, tale decisione fa parte del piano del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, volto a “liquidare” la causa palestinese. Nello specifico, nel suo ultimo rapporto sui diritti umani il Dipartimento di Stato americano ha definito le alture del Golan come “controllate da Israele” e non “occupate da Israele”. 

Un altro cambiamento semantico era apparso nel rapporto dello scorso anno e si è presentato di nuovo anche quest’anno: la sezione precedentemente intitolata “Israele e Territori Occupati”, si chiama ora “Israele, Golan Heights, Cisgiordania e Gaza”. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha insistito sul fatto che la diversa formulazione non è sintomo di un cambiamento nelle politiche da attuare nella regione. I territori in questione, inclusa Gerusalemme est, sono stati conquistati da Israele nella guerra dei Sei Giorni del 1967. L’annessione di territori tramite guerra non è legale secondo il diritto internazionale, quindi il controllo di Israele di questi territori rimane controverso. Infatti, l’annessione israeliana delle alture del Golan e di Gerusalemme est non sono mai state riconosciute dalla comunità internazionale. Nel 2006 le autorità e i cittadini dello Stato ebraico si sono ritirate dalla Striscia di Gaza, che vive ora una situazione gravissima dal punto di vista umanitario: infatti, i confini e l’accesso di persone e beni è totalmente sotto il controllo di Israele. L’occupazione israeliana della Cisgiordania è ancora in atto.

La questione dello status dei territori occupati è sotto i riflettori in questi giorni. Infatti, il 13 marzo, l’esercito israeliano ha riferito di aver scoperto una nuova cellula di Hezbollah nelle alture del Golan siriano. Il gruppo sarebbe guidato da un estremista che era stato imprigionato per un attacco alle forze statunitensi. Le autorità dell’esercito hanno riferito che l’unità è in fase di costituzione e reclutamento e non era ancora operativa. Hanno poi aggiunto che il comandante sarebbe il comandante di Hezbollah, Ali Musa Daqduq. Secondo il quotidiano saudita Al-Arabiya, le accuse contro Daqduq arrivano in un momento delicato per le alture del Golan. Infatti, Israele sta cercando l’appoggio americano per quanto riguarda la rivendicazione israeliana su parte di tali alture. Queste rappresentano, per Israele, un luogo strategico che si affaccia sulla frontiera siriana e sono sotto il controllo israeliano a seguito della guerra dei Sei Giorni, del 1967. Il ministro degli Esteri israeliano ha dichiarato che il riconoscimento degli Stati Uniti dell’annessione dei territori sarebbe una risposta “appropriata” a quello che ha ha definito essere un aumento delle attività di Hezbollah nel Golan.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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