Italia e Via della Seta: cosa ne pensa la Cina

Pubblicato il 14 marzo 2019 alle 13:48 in Asia Cina

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L’Italia non si piegherà alle pressioni degli Stati Uniti e siglerà un accordo quadro sulle infrastrutture sotto l’egida del Belt and Road con la Cina, anche se sarà un accordo “non vincolante”.  Queste sono le dichiarazioni del presidente del consiglio italiano, Giuseppe Conte, che figurano sui media cinesi.  

La decisione finale italiana in merito alla sigla di un Memorandum d’Intesa con la Cina per la cooperazione nella Nuova Via della Seta – ovvero l’iniziativa Belt and Road – è per i media di Pechino una presa di posizione importante nei confronti degli Stati Uniti che si sono opposti fermamente alla conclusione dell’accordo.

Perché Washington non ha reagito in modo così aspro in passato, quando altri Paesi dell’Unione Europea come la Grecia e il Portogallo hanno siglato l’accordo di cooperazione con la Cina e sono entrati ufficialmente a far parte della schiera di Paesi che partecipano alla costruzione della “Nuova Via della Seta”?

Le ragioni, secondo gli analisti cinesi, sono due. La prima è che l’Italia è un Paese centrale – sia per importanza storica che per posizione geografica – in seno all’UE. La seconda è che un maggiore interscambio commerciale tra Cina e Italia potrebbe comportare una riduzione dei flussi commerciali verso gli Usa stessi. Se poi l’accordo dovesse toccare, come vorrebbe Pechino, anche la tecnologia 5G per le telecomunicazioni, questo andrebbe a intaccare direttamente gli interessi strategici degli Stati Uniti.

Sui media cinesi vengono riportate le dichiarazioni favorevoli all’adesione formale italiana alla Nuova Via della Seta da parte del premier Giuseppe Conte e del vice premier e ministro allo sviluppo economico Luigi Di Maio, così come la cautela espressa dal ministro degli esteri italiano Moavero Milanesi. Il leader della Lega e vice premier, Matteo Salvini, ha affermato di essere disposto a qualunque dialogo che possa creare opportunità di sviluppo per il commercio estero italiano, secondo quanto riportato dai media cinesi.

 Nonostante le pressioni e l’opposizione da parte degli Stati Uniti, l’Italia sta resistendo e dimostrando capacità di giudizio e di valutazione autonoma, anche di fronte alla preoccupazione espressa dai diplomatici statunitensi presenti sul suolo italiano. Si tratta di preoccupazioni che erano già state prese in considerazione dal governo italiano, secondo quanto dichiarato dal sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega per il commercio internazionale, Michele Geraci, uno dei principali fautori e sostenitori dell’adesione italiana al Belt and Road cinese. Il Sottosegretario, riportano i media cinesi, ritiene che gli investimenti cinesi in Italia siano ancora troppo esigui e che sia necessario un ampliamento della cooperazione bilaterale.

La visita di stato del presidente cinese, Xi Jinping, in Italia si avvicina – è prevista dal 21 al 24 marzo – e l’attenzione è concentrata sulla possibile, ma non certa, firma da parte del Bel Paese del Memorandum d’Intesa Italia-Cina per la cooperazione sotto l’egida del Belt and Road.

Si tratta di un accordo molto importante che, se siglato, farebbe dell’Italia il primo Paese del G7 e il primo dei membri fondatori dell’Unione Europea ad abbracciare ufficialmente la grande iniziativa del presidente Xi Jinping nota in italiano come “Nuova Via della Seta” e denominata in inglese Belt and Road. Si tratta di un’iniziativa lanciata dal Presidente della Cina nel 2013 che mira a costruire “una via della seta marittima” e una “cintura economica lungo la via della seta” di fatto interconnettendo tutti i Paesi che costeggiavano le antiche rotte della Via della Seta – quindi Europa e Asia – tramite la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali finanziati dal governo cinese attraverso un fondo creato ad hoc, il Silk Road Fund.

Sono più di 60 i Paesi – di cui 12 europei – che hanno già siglato accordi quadro e memorandum d’intesa con Pechino per partecipare attivamente al Belt and Road in tutto il mondo, in quanto l’iniziativa si è ormai estesa anche all’Africa e all’America Latina espandendo in modo significativo l’influenza cinese.

La Cina segue con attenzione il susseguirsi di dichiarazioni, anche contrastanti tra loro, dei leader italiani in merito alla possibilità o meno di siglare l’accordo ufficiale. Il Ministero degli Esteri di Pechino, dopo aver ribadito i risultati fattivi della cooperazione bilaterale in tutti i settori e l’ampliamento della cooperazione win-win, ha ricordato come l’Italia sia un importante Paese industrializzato e una economia fondamentale a livello globale. Per questo, ha affermato il portavoce della diplomazia cinese Lu Kang, la Cina apprezza moltissimo la volontà dell’Italia di siglare l’accordo e ritiene che la firma possa portare a un maggiore spazio di cooperazione bilaterale.

La possibile partecipazione all’iniziativa cinese dell’Italia ha suscitato allarmismo da parte degli Stati Uniti e dal resto dell’Unione Europea, poiché l’iniziativa Belt and Road include anche settori particolarmente sensibili come la tecnologia 5G per le telecomunicazioni. L’Italia è un Paese la cui economia è stagnante e che deve far fronte a un debito pubblico pesante, per questo la sua partecipazione alla Nuova Via della Seta rappresenterebbe una grande occasione di sviluppo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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