Amnesty International: governi europei complici dei maltrattamenti dei migranti nei Balcani

Pubblicato il 14 marzo 2019 alle 6:00 in Balcani Immigrazione

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Diversi governi europei sono complici nei respingimenti sistematici e nelle persecuzioni illegali, spesso violente, di migliaia di migranti e profughi lungo la rotta balcanica, soprattutto al confine tra la Bosnia ed Erzegovina e la Croazia. E’ quanto riferisce l’ultimo report di Amnesty International, pubblicato mercoledì 13 marzo, in cui l’organizzazione umanitaria rende noti gli abusi ed i maltrattamenti subiti dai migranti che percorrono la rotta balcanica nel tentativo di raggiungere l’Europa.

Nello specifico, il documento sostiene che molti governi europei, dando la precedenza al controllo dei confini piuttosto che al rispetto del diritto internazionale, chiudono gli occhi di fronte agli assalti condotti dalla polizia croata e della Bosnia ed Erzegovina contro i migranti, finanziando altresì le loro attività per contenere i flussi migratori. “Facendo questo, tali governi europei stanno alimentando una crisi umanitaria proprio alla frontiera dell’Unione Europea”, afferma il documento.

Il direttore della ricerca per l’ufficio europeo di Amnesty International, Massimo Moratti, ha spiegato che, per comprendere le priorità dei governi UE, “basta pensare ai soldi”. In particolare, i loro contributi all’assistenza umanitaria sono limitati dal finanziamento delle attività delle guardie di frontiera al confine della Croazia, dove i migranti vengono picchiati e derubati, venendo costretti a rimanere in un limbo legale, in balia di un sistema di asilo fallimentare, quale quello della Bosnia ed Erzegovina.

Al momento, sono circa 5.500 gli uomini, donne e bambini che sono intrappolati in due piccole cittadine del Paese balcanico, vicino al confine con la Croazia, quali Bihac e Velika Kladusa, costretti a vivere in fattorie abbandonate in malora, senza i beni di prima necessità. La Bosnia ed Erzegovina, continua il documento, non è in grado di fornire agli stranieri la protezione adeguata e condizioni di vita accettabili, costruendo così campi profughi improvvisati, senza l’accesso all’acqua calda, al cibo e all’assistenza medica. Inoltre, gli ostacoli burocratici, uniti all’inadeguata assistenza e capacità amministrativa locale fanno sì che la maggior parte dei richiedenti asilo che si trovano in Bosnia ed Erzegovina non potranno nemmeno presentare domanda, cercando così di raggiungere altri Paesi.

Generalmente, i migranti che raggiungono i due Paesi balcanici dopo aver attraversato Grecia e Bulgaria, dove, dopo il respingimento delle domande di asilo, cercano di raggiungere la Slovenia o l’Italia, dove ha inizio il regime di Schengen che permette la libertà di movimento. Tuttavia, per giungere nei due Paesi europei, gli stranieri devono attraversate foreste impervie, costeggiando fiumi.

Nei primi dieci mesi del 2018, almeno 12 persone sono affogate in corsi d’acqua nel territorio dei Balcani occidentali, la maggior parte delle quali tra la Croazia e la Slovenia. Altre decine di vittime hanno perso la vita in altri modi. Durante viaggi pericolosi, specifica Amnesty International, i migranti sono soggetti a respingimenti deliberati ed espulsioni collettive, spesso accompagnate da atti di violenza e intimidazione da parte delle guardie di frontiera. Coloro che vengono individuati in Italia e in Slovenia, nella maggior parte dei casi, sono respinti o riconsegnati alle autorità croate, che li espellono a loro volta, relegandoli nei campi profughi in Bosnia ed Erzegovina.

Dal momento che, negli ultimi mesi, le accuse di respingimenti e violenza sono aumentate, la Croazia ha reso le proprie pratiche migratorie meno trasparenti, impedendo all’opinione pubblica di essere al corrente delle proprie attività. Ne è conseguito che lo staff di diverse organizzazioni umanitarie è stato licenziato o trattenuto dalla polizia locale per ore senza alcuna accusa formale. Il Ministero dell’Interno di Zagabria ha persino accusato alcune Ong di aiutare i migranti ad entrare in Croazia in maniera irregolare.

Alla luce di ciò, Amnesty International sostiene che i governi europei non possono più far finta di niente, e li esorta a prendere provvedimenti per fermare tali attività che non solo mettono a rischio la vita dei migranti, ma anche, più in generale, la sicurezza europea, sottolineando l’inefficienza dei sistemi di asilo di determinati Stati come la Bosnia ed Erzegovina.

L’Unione Europea ha stanziato oltre 9,2 milioni di euro per aiutare le autorità di Sarajevo a gestire i flussi migratori prima dell’inverno, consegnando i fondi all’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) e all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Nel 2015 e 2016, il Paese balcanico era stato attraversato da più di 1 milione di migranti, diretti verso le nazioni europee più ricche. Tuttavia, nel 2018, la Bosnia ed Erzegovina è diventata uno dei principali Paesi di transito per i migranti in quanto altri Paesi, come l’Ungheria e la Slovenia, hanno chiuso i loro confini. Nel corso dell’anno passato sono entrate nel Paese più di 23.000 persone, provenienti per lo più da Pakistan, Afghanistan, Iraq e Iran.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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