Raid USA contro base afghana, 6 vittime

Pubblicato il 13 marzo 2019 alle 15:45 in Afghanistan USA e Canada

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Un raid aereo americano ha distrutto una base dell’esercito afghano mercoledì 13 marzo, uccidendo 6 soldati afghani e ferendone altri 9.

L’attacco aereo ha seguito uno scontro a fuoco tra i due alleati, secondo quanto riportato dai funzionari di Islamabad. Mohammed Karim Karimi, vice capo del consiglio provinciale di Uruzgan, ha dichiarato che le forze americane credevano di aver udito spari provenienti dalla base, e per questo hanno aperto il fuoco contro la base.

Secondo quanto riferito da Karimi, lo scontro di mercoledì che è culminato nel raid aereo è avvenuto a seguito del pattugliamento da parte dei soldati  americani della periferia di Tirin Kot, la capitale della provincia meridionale di Uruzgan, vicino a una base dell’esercito nazionale afghano. Il vice capo del consiglio ha poi aggiunto che non è ancora confermato di chi sia la responsabilità del primo sparo, ma lo scontro a fuoco è avvenuto da entrambe le parti. Il combattimento, secondo Karimi, è durato fino alle 3 del mattino, ed è finito solamente quando gli aerei americani hanno compiuto il raid aereo che ha distrutto la base. “C’è stato un malinteso tra le due parti”, ha affermato il funzionario, aggiungendo che nell’oscurità dell’area entrambe le forze pensavano di star lottando contro i talebani.

L’avamposto di lunga data, noto come Base di Satarman, controlla la zona accanto alla città di Tirin Kot ed è stato ripetutamente attaccato dai talebani, che dominano gran parte della provincia circostante.

Qais Mangal, un portavoce del ministero della Difesa afghano, ha confermato che il raid aereo si è effettivamente svolto, ma ha affermato di non poter rilasciare ulteriori dettagli. Le forze armate statunitensi non hanno risposto immediatamente a una richiesta di commento, ma un portavoce ha detto che i funzionari stanno esaminando la questione. Non ci sono notizie di vittime americane, sebbene l’esercito USA raramente rilascia dettagli sui soldati feriti.

Lunedi 11 marzo, nell’Afghanistan occidentale, un attacco dei talebani ha compiuto una strage nella base militare afghana nella provincia di Badghis, uccidendo o catturando più di 50 soldati.

Gli analisti hanno riferito al New York Times che la tendenza delle forze afgane a rimanere bloccate nelle basi fortificate piuttosto che affrontare direttamente le minacce ha danneggiato la loro efficacia e portato ad un tasso di vittime alto.

In un attacco a parte di mercoledì 13 marzo, i talebani hanno assalito di nuovo le basi dell’esercito nazionale afghano nel distretto di Bala Murghab, nella provincia di Badghis, lo stesso dove i 50 soldati sono stati uccisi o catturati lunedì. Questa volta, i funzionari afghani hanno riferito che 7 soldati sono scomparsi, sebbene non si sappia se catturati o uccisi.

Circa 14.000 unità militari americane sono attualmente stanziate in Afghanistan e fanno parte della missione NATO locale a guida USA; esse addestrano, assistono e consigliano le forze nazionali, e si occupano di operazioni antiterrorismo. A dicembre, un funzionario USA aveva comunicato che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Durante la sua campagna presidenziale del 2016, Trump aveva dichiarato di voler concentrarsi maggiormente sulle questioni interne rispetto ai conflitti stranieri. Tuttavia, l’improvviso annuncio di Trump a dicembre di ritirare le forze americane dalla Siria e dall’Afghanistan ha allarmato alleati e funzionari americani che ancora giudicano lo Stato islamico una minaccia. La volontà di dimezzare la presenza dell’esercito a Kabul è stata ribadita martedì 5 febbraio nel discorso sullo stato dell’Unione, dove il presidente ha elogiato il lavoro della sua amministrazione nell’accelerare i colloqui di pace per un accordo politico in per porre fine alla guerra più lunga d’America.

Durante la sua presidenza, Trump ha nominato un inviato speciale per la conciliazione in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, che ha intavolato una serie di trattative con i leader talebani e con i governi della regione per ristabilire la pace, il cui ultimo round si è tenuto a Doha, in Qatar, dal 22 al 28 gennaio. In tale incontro, si è concluso una bozza di accordo quadro, la cui prima versione prevede che le truppe statunitensi lasceranno il suolo afghano entro 18 mesi dalla firma e ratifica di detto accordo. Alla fine dei negoziati, a ogni modo, non è stato diffuso alcun comunicato congiunto, nonostante “progressi significativi” siano stati confermati da un tweet di Khalilzad. A marzo, i colloqui sono ripresi, sempre in Qatar, e sono durati per ben 16 giorni. Tuttavia, il loro termine non ha prodotto nessun accordo riguardante il ritiro delle truppe o il cessate il fuoco nel Paese asiatico. I round negoziali tra Khalilzad e la delegazione talebana dovrebbero riprendere a fine marzo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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