USA-talebani: conclusi i round negoziali senza accordo sul ritiro

Pubblicato il 12 marzo 2019 alle 18:40 in Afghanistan USA e Canada

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I team negoziali degli  Stati Uniti e dei talebani hanno concluso martedì 12 marzo il più lungo round di colloqui di pace consecutivi, tenutosi in Qatar. Sebbene molti progressi siano stati compiuti, nessun accordo sul ritiro delle truppe straniere è stato concluso.

 Durante i 16 giorni di colloqui, i rappresentanti americani hanno anche cercato di assicurarsi l’impegno dei talebani nel non utilizzare l’Afghanistan come base operativa per l’organizzazione dei gruppi terroristici. I round dovrebbero riprendere a fine marzo, sempre a Doha.

Una fonte familiare con la questione ha dichiarato all’agenzia di stampa Reuters che i temi principali discussi durante gli incontri sono stati il ritiro delle forze straniere dal territorio e la promessa di non utilizzare il Paese asiatico per attaccare altri Stati.

I negoziati, hanno incluso il nuovo capo politico dei talebani, il mullah Abdul Ghani Baradar, mentre il team statunitense è stato guidato dall’inviato speciale per la pace, Zalmay Khalilzad. Baradar, noto anche come Mullah Baradar Akhund o Mullah Brother, è un co-fondatore del movimento talebano in Afghanistan. Il leader, che ha coordinato le operazioni militari del gruppo insurrezionale nel sud dell’Afghanistan, è stato arrestato nel 2010 da una squadra dell’intelligence militare controllata dal Pakistan, dall’Inter-Services Intelligence e dalla US Central Intelligence Agency ed è stato rilasciato da una prigione pakistana nell’ottobre scorso

I colloqui si sono svolti in una sala per banchetti chiusa nell’hotel a cinque stelle Ritz-Carlton nella parte meridionale di Doha. Secondo quanto riportato dalle fonti, Khalilzad dovrebbe ora tornare a Washington per informare i funzionari degli Stati Uniti.

 I colloqui si sono conclusi in un giorno in cui i combattenti talebani hanno aumentato la pressione sul campo di battaglia, uccidendo 20 soldati afgani e catturandone altri 20 nell’Afghanistan occidentale. In un’altra provincia, aerei americani di supporto all’esercito afghano hanno causato 13 vittime civili.

Circa 14.000 unità militari americane sono attualmente stanziate in Afghanistan e fanno parte della missione NATO locale a guida USA; esse addestrano, assistono e consigliano le forze nazionali, e si occupano di operazioni antiterrorismo. A dicembre, un funzionario USA aveva comunicato che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Durante la sua campagna presidenziale del 2016, Trump aveva dichiarato di voler concentrarsi maggiormente sulle questioni interne rispetto ai conflitti stranieri. Tuttavia, l’improvviso annuncio di Trump a dicembre di ritirare le forze americane dalla Siria e dall’Afghanistan ha allarmato alleati e funzionari americani che ancora giudicano lo Stato islamico una minaccia. La volontà di dimezzare la presenza dell’esercito a Kabul è stata ribadita martedì 5 febbraio nel discorso sullo stato dell’Unione, dove il presidente ha elogiato il lavoro della sua amministrazione nell’accelerare i colloqui di pace per un accordo politico in per porre fine alla guerra più lunga d’America.

Durante la sua presidenza, Trump ha nominato un inviato speciale per la conciliazione in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, che ha intavolato una serie di trattative con i leader talebani e con i governi della regione per ristabilire la pace, il cui ultimo round si è tenuto a Doha, in Qatar, dal 22 al 28 gennaio. In tale incontro, si è concluso una bozza di accordo quadro, la cui prima versione prevede che le truppe statunitensi lasceranno il suolo afghano entro 18 mesi dalla firma e ratifica di detto accordo. Alla fine dei negoziati, a ogni modo, non è stato diffuso alcun comunicato congiunto, nonostante “progressi significativi” siano stati confermati da un tweet di Khalilzad.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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