Macron invita al-Sisi al prossimo summit del G7

Pubblicato il 12 marzo 2019 alle 11:41 in Egitto Francia

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha invitato il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi a partecipare al summit del G7 di quest’anno, che si terrà in Francia, nonostante le critiche per il rispetto dei diritti umani nei confronti delle autorità del Cairo.

L’invito è stato effettuato nel corso di un colloquio telefonico tra i due leader, secondo quanto riferito da uno dei portavoce di al-Sisi, il quale ha aggiunto che i presidenti hanno affrontato anche questioni regionali di interesse comune, come il conflitto in Libia. In tale ambito, sia la Francia sia l’Egitto appoggiano il governo di Tobruk e il suo uomo forte, il generale Khalifa Haftar capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA).

La mossa di Macron arriva a circa un mese e mezzo di distanza dalla sua visita al Cairo, avvenuta a fine gennaio, dove l’oggetto dei colloqui era stato il rispetto dei diritti umani. Nell’occasione, il leader dell’Eliseo aveva affermato che il rispetto delle libertà fondamentali era un fondamento della stabilità. “La vera stabilità dipende dalla vitalità della società”, aveva spiegato Macron, aggiungendo che era altresì necessario rispettare la dignità umana e lo stato di diritto. Da parte sua, al-Sisi aveva presentato la propria visione dell’Egitto, riferendo che le vite dei suoi cittadini dovrebbero migliorare attraverso riforme economiche, sociali e religiose.

I disordini politici del 2011, che hanno portato al rovesciamento del regime di Hosni Mubarak, al potere da 29 anni, hanno messo in ginocchio l’economia dell’Egitto, mettendo in crisi il ramo del turismo, allontanando gli investitori stranieri e riducendo anche la produttività. Da quando al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014, ha adottato una serie di riforme provocando un forte discontento tra i cittadini, che tuttavia non è mai sfociato in proteste violente per le strade del Paese. I rari casi in cui si sono svolti cortei, la polizia è prontamente intervenuta per sedarli.

Fin dall’inizio, il governo di al-Sisi ha mostrato il pugno di ferro, vietando le proteste non autorizzate e imprigionando migliaia di persone per reprimere massicciamente ogni forma di dissenso. Dalla cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013, le autorità egiziane hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terrorista nel dicembre 2013, e contro tutti gli oppositori politici.

Nonostante le denunce avanzate dalle organizzazioni che difendono i diritti umani, come Amnesty International, l’Egitto continua a godere del supporto di numerosi alleati, sia tra i Paesi arabi sia tra quelli occidentali, i quali lo considerano un baluardo contro la militanza islamista. Il presidente americano, Donald Trump, ad esempio, ha definito al-Sisi “una persona fantastica”, mentre il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha lodato le sue politiche nel corso di una visita al Cairo nel mese di gennaio.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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