Siria: SDF riprendono attacco finale contro Isis a Baghouz

Pubblicato il 11 marzo 2019 alle 6:00 in Medio Oriente Siria

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Le milizie curde delle Syrian Democratic Forces, sostenute dagli Stati Uniti, hanno lanciato l’assalto finale contro l’ultima enclave dello Stato islamico nella Siria orientale, domenica 10 marzo, nel tentativo di sconfiggere definitivamente l’ultima vestige del califfato islamico nel Paese.

Mustafa Bali, a capo dell’ufficio mediatico delle Syrian Democratic Forces (SDF), ha reso noto che il nuovo flusso di civili emersi dall’enclave di Baghouz è terminato, e che quindi le operazioni militari contro lo Stato Islamico sono ripartite. “Le nostre forze stanno ora combattendo contro i terroristi, e l’attacco è iniziato”, ha spiegato Bali, affermando che oltre 4mila militanti dell’Isis si sono arresi nell’ultimo mese, mentre intorno a loro decine di migliaia di persone si sono messe in fuga lasciando l’enclave, sulla riva orientale del fiume Eufrate. Tuttavia, secondo il resoconto delle milizie curde, alcuni dei jihadisti più tenaci, tra cui foreign fighters, sono ancora nascosti e trincerati nella zona, pronti a combattere e non disposti ad arrendersi. Tramite un messaggio postato sul suo account Twitter, Bali ha reso noto che l’offensiva finale è ripresa alle 18.00 di domenica. Raid aerei delle forze alleate hanno bersagliato i magazzini e i depositi di armi dell’Isis.

Un ex combattente dell’organizzazione terroristica, arresosi due mesi prima davanti alle SDF, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters, sabato 9 marzo, che il gruppo ha inviato centinaia di uomini nella regione per creare cellule terroristiche dormienti.

Nella mattinata di domenica 10 marzo, un giornalista inviato sul campo controllato dalle Syrian Democratic Forces ha osservato i combattenti dell’Isis muoversi nelle parti di Baghouz ancora sottoposte al loro controllo. Le SDF si sono spinte fino a un accampamento dell’Isis rimasto abbandonato, trovando munizioni e mitragliatrici.

La settimana precedente, le SDF erano state costrette a rallentare l’offensiva contro l’ultima enclave dello Stato Islamico nella Siria orientale a causa di alcune preoccupazioni relative alla protezione dei civili rimasti intrappolati nell’area.

Nell’arco delle ultime settimane, migliaia di combattenti dell’Isis, di loro proseliti e di civili, per lo più loro familiari, hanno evacuato Baghouz sia prima sia via via che l’offensiva delle SDF avanzava nel villaggio, riversandosi in zone rurali limitrofe alla provincia di Deir al-Zor. La loro evacuazione ha fatto sì che l’assalto finale delle milizie curde non potesse essere lanciato prima di venerdì 1 marzo, giorno in cui le truppe hanno avanzato affermando che non si fermeranno finché i jihadisti non saranno completamente sconfitti. L’offensiva era già stata rallentata notevolmente a causa dell’uso massiccio di tunnel e scudi umani messi in atto dagli islamisti.

Giovedì 28 febbraio, il comandante in capo delle SDF  aveva affermato che i suoi avrebbero dichiarato vittoria nel giro di una settimana. Tuttavia, nella stessa giornata le sue stime erano state contraddette da un comunicato del presidente americano, Donald Trump, il quale ha dichiarato che le forze sostenute dagli Stati Uniti hanno riconquistato il 100% del territorio siriano una volta rivendicato dall’Isis. Tale annuncio ha sorpreso i funzionari della Casa Bianca e gli alleati regionali impegnati nella lotta contro lo Stato Islamico, in quanto essi sostengono che la battaglia non sia ancora finita.

Il 19 dicembre 2018, Trump aveva pubblicamente  ordinato il ritiro completo dei propri contingenti dal Paese mediorientale, ponendo improvvisamente fine alla campagna militare contro lo Stato Islamico e innescando le repentine dimissioni del Segretario alla Difesa, Jim Mattis, per divergenze di vedute strategiche. La smobilitazione delle truppe americane era prevista per la fine di aprile 2019. La posizione definitiva del leader della Casa Bianca è che il controllo territoriale dell’Isis sia stato ridotto a 1,5 miglia quadrate. In questo contesto, la Casa Bianca, giovedì 22 febbraio, ha annunciato che un piccolo gruppo di peace-keepers, composto da 200 truppe americane, rimarrà in Siria dopo il ritiro degli Stati Uniti

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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