Libia: Fayez al-Serraj a Doha per colloqui con l’emiro del Qatar

Pubblicato il 11 marzo 2019 alle 12:58 in Libia Qatar

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Il capo del Consiglio presidenziale libico, nonché premier del governo tripolino, Fayez al-Serraj, ha tenuto, domenica 10 marzo, un incontro a Doha con l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Ahmad Al Thani, per discutere sulle relazioni tra i due Paesi e sugli ultimi sviluppi politici in Libia.

Secondo quanto dichiarato dall’ufficio stampa del Consiglio presidenziale, Serraj ha evidenziato che una soluzione politica della crisi libica è possibile solo attraverso la creazione di uno Stato civile di diritto e con l’unità delle istituzioni statali. Il leader di Tripoli ha anche sostenuto la necessità di indire nuove elezioni entro la fine dell’anno, come altresì previsto dal piano d’azione dell’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame.

“Il presidente del Consiglio ha espresso la speranza che il Qatar e altri Paesi amici unifichino le loro posizioni nei confronti della crisi libica e lavorino in direzione di una soluzione immediata”, ha aggiunto l’ufficio stampa.

Dall’altra parte, le agenzie locali qatarine hanno riferito che i colloqui si sono concentrati soprattutto sugli importanti sviluppi regionali e internazionali, sottolineando che Sheikh Tamim al Thani ha ribadito la posizione ferma e solidale del Qatar a favore dell’unità e della stabilità della Libia.

Il 27 febbraio, i due leader libici, Fayez al-Serraj e il generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e comandante dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), si erano incontrati negli Emirati Arabi Uniti, in quello che è stato il loro primo incontro dalla Conferenza internazionale sulla Libia svoltasi a Palermo il 12 e 13 novembre 2018. Durante i colloqui, Serraj e Haftar hanno convenuto che è necessario organizzare al più presto elezioni nazionali e riportare la stabilità unificando le istituzioni.

Da quasi due anni l’Onu, con il supporto delle potenze occidentali, sta cercando di organizzare votazioni in Libia per porre fine alla grave situazione di instabilità, in corso da ormai 8 anni. In occasione di una conferenza a Parigi, il 29 maggio scorso, alla quale avevano preso parte anche Haftar e Serraj, era stata concordata la data del 10 dicembre 2018, che però è saltata, in quanto il Paese non versa ancora nelle condizioni di intrattenere elezioni nazionali.

L’Onu spera che i cittadini libici possano recarsi alle urne nel giugno 2019, dopo aver votato un referendum per adottare una nuova carta costituzionale al fine di far uscire il Paese nordafricano dallo stato di caos in cui si trova dal rovesciamento del dittatore Muammar Gheddafi, avvenuto nell’ottobre 2011 per mano dell’intervento NATO guidato da Stati Uniti e Francia.

Da quel momento, infatti, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso tra due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk e presieduto dal generale Khalifa Haftar, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei cittadini e dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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