Siria: esplosa autobomba ISIS contro coalizione a guida USA a Manbij

Pubblicato il 10 marzo 2019 alle 12:07 in Medio Oriente Siria

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Un’autobomba dell’Isis è esplosa a Manbij, nella Siria settentrionale, ferendo almeno 2 combattenti delle Syrian Democratic Forces (SDF), sabato 9 marzo.

Un jihadista alla guida di un’autobomba ha colpito un convoglio composto da un veicolo blindato statunitense appartenente alla coalizione internazionale anti-Isis e alle milizie curde delle Syrian Democratic Forces (SDF) nella città settentrionale di Manbij, ha reso noto l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. I due combattenti feriti facevano entrambi parte delle SDF, ha esplicitato l’organismo di monitoraggio con sede a Londra.
“Nessun soldato americano è stato ucciso o ferito oggi”, ha reso noto, nella stessa giornata, il portavoce della coalizione militare, Sean Ryan. Lo Stato Islamico ha rivendicato l’aggressione tramite la sua agenzia stampa, Amaq.

Si tratta del terzo attentato ai danni della coalizione curda a guida statunitense e dei suoi alleati verificatosi nella regione settentrionale del Paese da gennaio 2019 a oggi. Il 16 gennaio, 19 persone, tra cui 4 americani, erano rimaste uccise in un attacco suicida condotto nella stessa città e rivendicato dallo Stato Islamico. Il 21 dello stesso mese, un’altra autobomba dell’Isis aveva colpito un convoglio militare nel nord-est della Siria, nella provincia di Hasakeh, uccidendo 5 membri delle Syrian Democratic Forces che stavano scortando le truppe americane.

Manbij è una ex roccaforte del gruppo terroristico, e adesso è sotto il controllo di un consiglio militare affiliato alle Syrian Democratic Forces. La città rappresenta un importante punto di attrito tra la minoranza curda siriana, che di fatto mantiene la propria autonomia nelle regioni della Siria settentrionale e nord-orientale, e la vicina Turchia, che teme la propria rispettiva minoranza curda possa voler emulare i curdi confinanti e richiedere a propria volta maggiore autonomia.

Nella medesima giornata di sabato 9 marzo, Mustafa Bali, a capo dell’ufficio mediatico delle SDF, ha reso noto che l’offensiva finale contro l’Isis nell’ultima enclave rimasta in mano al gruppo terroristico, Baghouz, è stata temporaneamente sospesa, poiché altri civili stanno venendo evacuati dall’area.

Nell’arco delle ultime settimane, migliaia di combattenti dell’ISIS, di loro proseliti e di civili, per lo più loro familiari, hanno evacuato Baghouz sia prima sia via via che l’offensiva delle SDF avanzava nel villaggio, riversandosi in zone rurali limitrofe alla provincia di Deir al-Zor. La loro evacuazione ha fatto sì che l’assalto finale delle milizie curde non potesse essere lanciato prima di venerdì 1 marzo, giorno in cui le truppe hanno avanzato affermando che non si fermeranno finché i jihadisti non saranno completamente sconfitti. L’offensiva era già stata rallentata notevolmente a causa dell’uso massiccio di tunnel e scudi umani messi in atto dagli islamisti. Giovedì 28 febbraio, il comandante in capo delle SDF  aveva affermato che i suoi avrebbero dichiarato vittoria nel giro di una settimana. Tuttavia, nella stessa giornata le sue stime erano state contraddette da un comunicato del presidente americano, Donald Trump, il quale ha dichiarato che le forze sostenute dagli Stati Uniti hanno riconquistato il 100% del territorio siriano una volta rivendicato dall’ISIS. Tale annuncio ha sorpreso i funzionari della Casa Bianca e gli alleati regionali impegnati nella lotta contro lo Stato Islamico, in quanto essi sostengono che la battaglia non sia ancora finita.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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