Myanmar: ribelli uccidono 9 poliziotti a Rakhine

Pubblicato il 10 marzo 2019 alle 15:30 in Asia Myanmar

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Ribelli dell’Esercito dell’Arakan hanno ucciso 9 poliziotti burmesi nello Stato occidentale di Rakhine, ha reso noto il governo del Myanmar, domenica 10 marzo, mentre gli scontri minacciano di diffondersi in un’ampia porzione della regione.

L’attacco è avvenuto nella tarda serata di sabato 9 marzo, a circa 50 km a nord della capitale dello Stato Rakhine, Sittwe, lungo la strada principale che collega la città con il resto del Paese. Poco dopo le 23.00, i residenti hanno udito colpi d’arma da fuoco, mentre i combattenti dell’Esercito dell’Arakan, un gruppo militante a maggioranza buddista che chiede al governo centrale maggiore autonomia per Rakhine, facevano incursione presso un avamposto di polizia nel villaggio di Yoe Ta Yoke. Secondo le testimonianze, l’attacco è durato circa 20 minuti, e una fonte ha visto due poliziotti combattere e difendere la loro posizione.

In una dichiarazione separata, l’esercito del Myanmar ha reso noto, domenica 10 marzo, che le truppe governative hanno combattuto con circa 200 uomini appartenenti all’Esercito di Arakan, presso un luogo differente, lungo il confine del Paese con il Bangladesh.

Il Ministero dell’Informazione del Myanmar ha pubblicato sulla sua pagina Facebook la notizia della prima incursione, confermando che nello scontro sono morti 9 poliziotti, tutti provenienti da un villaggio limitrofo, e che un decimo è ancora disperso. Sono stati circa 60 i membri del “gruppo terroristico AA” (Arakan Army) che hanno avviato l’offensiva, usando armi di piccolo e grande calibro.

Il 4 gennaio, l’Esercito dell’Arakan (Arakan Army) aveva ucciso 13 persone in incursioni alle postazioni di frontiera della polizia nazionale e attacchi di rappresaglia. Da dicembre 2018, inoltre, sono frequenti gli scontri tra il gruppo e le forze di sicurezza del Myanmar. La presidente del Myanmar, Suu Kyi, in una riunione tra ufficiali di alto rango a fine gennaio, ha esortato i militari a “schiacciare” i ribelli dell’Esercito Arakan, e  ha affermato che il gruppo dovrebbe essere sottoposto allo stesso trattamento dei ribelli Rohingya.

La repressione militare contro i Rohingya, cominciata nell’agosto 2017 e definita dall’ONU un atto di pulizia etnica, è stato preceduto da attacchi alle forze di sicurezza da parte di combattenti che si definivano l’Esercito di salvezza per i Rohingya di Arakan.

Il governo nega l’accusa di pulizia etnica. Durante la conferenza stampa, il generale Nyi ha riportato che durante una riunione tenutasi a casa del presidente il 9 gennaio “il consigliere statale Daw Aung San Suu Kyi ha definito l’Esercito di Akaran un gruppo terrorista e ha ordinato di reprimerlo efficacemente”. Il consigliere statale,  secondo il generale Nyi, ha poi specificato che la repressione era importante affinché non si pensasse che vi fossero diversi trattamenti per l’etnia dei gruppi ribelli, essendo l’Esercito di Akaran buddhista e l’Esercito di salvezza per i Rohingya di Arakan musulmana.

Il conflitto è l’ultima crisi di fronte all’amministrazione del premio Nobel Suu Kyi, che nel 2015 ha preso il potere promettendo di porre fine alla miriade di guerre civili del paese. I governi del Myanmar hanno combattuto vari gruppi ribelli di minoranze etniche in cerca di autonomia dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1948, sebbene alcuni abbiano raggiunto accordi di cessate il fuoco. Le Nazioni Unite hanno chiesto un accesso “rapido e senza ostacoli” alla zona di conflitto, dopo che il governo dello Stato la scorsa settimana ha bandito gli uffici delle organizzazioni non governative e quelli delle Nazioni Unite da cinque distretti colpiti dai combattimenti.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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