Libia: Haftar potrebbe mirare alla conquista di Tripoli

Pubblicato il 9 marzo 2019 alle 10:15 in Africa Libia

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L’Esercito Nazionale Libico (LNA), il cui comandante è l’uomo forte del governo di Tobruk, il generale Khalifa Haftar, dopo essersi spinto ulteriormente a sud in Libia e aver assunto il controllo dei giacimenti petroliferi, ha rinforzato una base militare nella regione centrale del Paese, alludendo al fatto che Tripoli potrebbe essere il prossimo obiettivo militare.

Sebbene Haftar non abbia esplicitato in prima persona se intenda marciare su Tripoli o meno, fatto che innescherebbe un’escalation di forti tensioni nel Paese, le forze da lui comandate, le unità dell’Esercito Nazionale Libico, hanno fortemente alluso a tale ipotesi qualora il generale non venga riconosciuto in qualità di comandante militare da tutta la Libia. Quest’ultimo è l’obiettivo che Haftar persegue fin da quando, nel 2014, ha iniziato a riunire il suo esercito. Sulla pagina internet dell’Esercito Nazionale Libico si legge che, secondo alcune fonti militari, l’LNA muoverà verso Tripoli dopo l’annuncio che “il Sud è stato messo in sicurezza”. Le stesse fonti hanno reso noto che è in atto il coordinamento con alcune unità interne a Tripoli e alla sua periferia, affinché l’esercito possa entrare nella città, capitale del governo riconosciuto a livello internazionale e dalle Nazioni Unite. Se da una parte numerose unità dell’LNA hanno fatto ritorno al quartier generale di Bengasi, d’altra parte alcune si sono spostate fino a Jufra, città che si colloca nella regione desertica a cavallo tra l’est e l’ovest del Paese. Da lì, le truppe potrebbero fare rotta verso Bengasi, oppure, e quest’opzione ha allarmato la comunità internazionale, spostarsi a nord-ovest in direzione di Tripoli, qualora le trattative inerenti a una conciliazione tra i due governi e alle elezioni non dovessero produrre i risultati attesi da Haftar. A Tripoli si è sparsa la voce e sono state avvistate persone al volante che inneggiavano cori e canzoni e si rallegravano dell’arrivo di Haftar.

L’ex generale 75enne sta guadagnando potere e terreno, grazie anche al sostegno degli Emirati Arabi Uniti e dell’Egitto, che lo vedono come uno stendardo contro gli islamisti e uomo capace di ripristinare l’ordine nel Paese africano.

Le Nazioni Unite, inquietate dall’avanzata meridionale del generale di Tobruk, stanno elaborando soluzioni per mediare tra Haftar e il premier del governo tripolino, Fayez al-Serraj.

Haftar, per ricevere consensi dal basso, fa leva sulla stanchezza dei cittadini libici, che si trovano in una situazione di penuria elettrica, petrolifera e di moneta, in un Paese che un tempo godeva di standard di vita notevolmente più elevati. Per molti connazionali, soprattutto nella Libia orientale, il generale è l’unica persona in grado di lottare contro le numerose fazioni in lotta tra loro. Per le forze rivali, specialmente nelle città occidentali, Haftar ambisce al ruolo di nuovo Gheddafi, ex dittatore libico.

Serraj, dal canto suo, non dispone di un vero e proprio esercito, e dipende unicamente dai gruppi armati che controllano gli edifici governativi, i quali, secondo i residenti, reclamano contratti regolari. L’unica risorsa del premier tripolino è il suo titolo ufficiale e internazionalmente riconosciuto e l’accesso ai fondi statali, sebbene persino alcuni poteri occidentali abbiano gradualmente accolto l’operato di Haftar. L’Italia, ad esempio, si rivolge a lui utilizzando il suo titolo ufficiale, maresciallo di campo, e le forze speciali della Francia, in cooperazione con Regno Unito e Stati Uniti, hanno fornito consigli alle LNA durante la campagna militare di Bengasi.

Lunedì 4 marzo, inaspettatamente, Serraj ha proposto a Haftar di cooperare, in occasione di un discorso rivolto a sindaci delle città occidentali poco dopo che si era diffusa la voce che le truppe dell’LNA si stessero avvicinando. Haftar e Serraj potrebbero accordarsi su un nuovo governo di transizione, che aiuterebbe l’ex generale di Tobruk ad aumentare il suo potere senza effettuare un’invasione militare a Tripoli. Tuttavia, c’è scetticismo in merito al fatto che i seguaci di Haftar accettino che egli venga sottoposto al controllo civile, come si auspicano i mediatori dell’Onu e dei Paesi occidentali.

Da quando il dittatore libico Muammar Gheddafi è stato rovesciato ed eliminato attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei cittadini e dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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