Palestina: Fatah supporta l’alleato di Abbas come nuovo premier

Pubblicato il 8 marzo 2019 alle 15:51 in Medio Oriente Palestina

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Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ha ricevuto l’appoggio del proprio partito, Fatah, per la nomina di Mohammad Shtayyeh, un suo alleato di vecchia data, come primo ministro. Tale decisione rappresenta l’ultima mossa della guerra intestina che si consuma tra i movimenti per la liberazione della Palestina. 

Shtayyeh sostituirà il primo ministro uscente, Rami Hamdallah, che si è dimesso a fine gennaio. Secondo quanto riporta il quotidiano The New Arab, le dimissioni di Hamdallah fanno parte di un piano, pensato dal presidente Abbas, per isolare ulteriormente Hamas, che risultava rappresentato nel vecchio governo di Hamdallah. Il nuovo governo di Shtayyeh, invece, sarà dominato da Fatah, sebbene altri partiti più piccoli saranno rappresentati. Fatah è il principale partito palestinese, di cui faceva parte anche Yasser Arafat, e il cui nome è un acronimo inverso dell’espressione araba Ḥarakat al-Taḥrīr al-Filasṭīnī, che significa “Movimento di Liberazione Palestinese”. Fatah è il principale partito in Cisgiordania, dove governa dal 2007.

Hamas, invece, è la principale forza politica nella Striscia di Gaza, dove ha preso il potere a seguito della vittoria elettorale del 2006. Hamas è l’acronimo di Ḥarakat al-Muqāwama al-Islāmiyya‎, il “Movimento Islamico di Resistenza” ed è un partito nato nel 1987, come braccio operativo dei Fratelli Musulmani, per combattere lo Stato di Israele nell’imminente Prima Intifada. Tuttavia, il partito è considerato ufficialmente un’organizzazione terroristica da alcuni Paesi nel mondo, come Unione europea, Stati Uniti, Israele, Canada, Egitto e Giappone. Altri Stati si sono opposti a tale etichettatura. Tra questi vi sono l’Iran, la Russia, la Cina, la Norvegia, la Svizzera, il Brasile, la Turchia e il Qatar.

Il comitato centrale di Fatah ha sostenuto la nomina di Shtayyeh come primo ministro. Tuttavia, la raccomandazione non è vincolante per Abbas. Shtayyeh, nato nel 1958, è un alleato di Abbas da molto tempo ed è uno dei membri del comitato centrale di Fatah. Hamdallah, invece, era politicamente indipendente e rappresentava un governo nato a seguito del complesso periodo post elettorale del 2006, in cui Fatah e Hamas erano meno divisi e conflittuali di oggi. Shtayyeh era ministro nell’ex governo e ha fatto parte di numerose delegazioni che si sono occupate delle negoziazioni con gli Stati Uniti e con Israele. Il possibile premier è anche professore universitario ed economista. Il presidente Abbas rimanarrà, in ogni caso, il principale decisore e il più importante interlocutore con la comunità internazionale. 

La politica palestinese è essenzialmente paralizzata dal 2007, quando la vittoria elettorale di Hamas in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza non è stata accolta con favore da Israele, Egitto e dai Paesi occidentali. Da allora, non si sono ancora tenute nuove elezioni nei Territori Palestinesi, che risultano più che mai divisi. Infatti, a seguito della vittoria elettorale di Hamas, la Cisgiordania ha istituito un governo di coalizione, con un presidente che però fosse del più moderato “movimento di liberazione palestinese”, Fatah. Nella Striscia di Gaza, invece, Hamas è salito al potere e governa dal 2007. Sentendosi minacciati da un governo estremista islamico al potere, Israele ed Egitto hanno quindi imposto un blocco terrestre, aereo e marittimo, dell’entrata nell’area della Striscia di Gaza, a partire dal giugno 2007. Il blocco è stato criticato dall’ex Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e da altre organizzazioni dei diritti umani. Esso è contrario alla risoluzione 1860 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvata l’8 gennaio 2009. A seguito di tale blocco, la situazione nella Striscia di Gaza ha raggiunto la gravità di una catastrofe umanitaria e le divisioni tra Hamas e Fatah non hanno fatto che aumentare. 

L’Autorità Palestinese, con base in Cisgiordania e guidata da Fatah, è accusata di essere collusa con Israele. In alcune occasioni, ha infatti tagliato i salari degli ex impiegati governativi a Gaza e ha cancellato i sussidi per il carburante nella Striscia di Gaza, necessari per la fornitura elettrica. Tali misure erano pensate per far pressione su Hamas. Tuttavia, spesso, hanno colpito la popolazione dell’area, che vive da anni in condizioni disastrose, con un accesso limitato ad acqua e viveri e con poche ore di elettricità al giorno. Dall’altra parte, Hamas è accusato di alimentare la violenza e il terrorismo, con i continui attacchi provenienti dalla Striscia verso il sud di Israele.

Il 16 dicembre 2018, il leader di Hamas, Ismail Hainya, ha promesso che la resistenza contro Israele andrà avanti anche nei territori occupati della Cisgiordania, nel corso di un intervento di fronte a decine di migliaia di persone. Tali dichiarazioni sono state fatte a seguito di una serie di attacchi ai danni di alcuni soldati israeliani. “Riponiamo la nostra speranza nella Cisgiordania, che è la principale area dove accadono gli eventi e anche la zona più appropriata per risolvere il conflitto con il nostro nemico sionista”, aveva dichiarato Hainya, aggiungendo che la Cisgiordania si era scossa con gloria e forza, per dimostrare che la resistenza è ancora viva. Non come l’unità palestinese. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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