Nicaragua: governo e opposizione concordano una “road map”

Pubblicato il 8 marzo 2019 alle 6:30 in America Latina America centrale e Caraibi

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I negoziati tra il governo sandinista di Daniel Ortega e l’Alleanza Civica di Opposizione per la Giustizia e la Democrazia, per risolvere la crisi in corso in Nicaragua ormai dallo scorso aprile, sono formalmente avviati nell’ambito della “road map”, pattuita dai negoziatori di ambo le parti, che dovrebbe consentire di raggiungere accordi entro il 28 marzo prossimo.

La cosiddetta “road map” è stata definita martedì 5 marzo, nella quinta sessione dei negoziati, e stabilisce le regole per cui le parti si devono impegnare al fine di raggiungere un accordo. La “road map” ha la funzione principale di evitare quanto accaduto lo scorso luglio, quando il negoziato promosso dalla Conferenza Episcopale nicaraguense saltò nel momento in cui il governo sandinista decise unilateralmente di abbandonare il tavolo e boicottare il negoziato.

L’accordo principale raggiunto sulla “road map” è quello di invitare come un testimone e accompagnatore del negoziato il Cardinale Leopoldo Brenes, membro eminente della Chiesa cattolica nicaraguense, l’unica istituzione che gode dell’approvazione di attori nazionali e internazionali come possibile mediatore.

Un rappresentante della Chiesa evangelica ha ricevuto lo stesso invito di Brenes, sebbene la chiesa evangelica, in grande crescita in America Centrale, non goda dello stesso prestigio della Chiesa cattolica presso l’opposizione, perché i suoi pastori hanno mostrato indifferenza nella parte più cruenta della crisi, a differenza dei sacerdoti cattolici che hanno aperto le porte dalle chiese ai feriti e ai manifestanti che cercavano di sfuggire alle violenze delle bande paramilitari, e molti hanno rischia la vita per evitare omicidi e arresti tra aprile e luglio. Proprio per questo atteggiamento lo scorso luglio Ortega denunciò il negoziato, considerando settori della Chiesa cattolica schierati a prescindere con l’opposizione.

Secondo la “road map”, i rappresentanti del governo e dell’Alleanza Civica si incontreranno quasi quotidianamente in sessioni di 8 ore e forniranno informazioni al pubblico solo attraverso conferenze stampa precedentemente convocate, fino a quando non si raggiungerà un accordo alla fine di marzo.

Il Nicaragua sta attraversando una crisi politica, economica e sociale dallo scorso aprile, quando sono iniziate le proteste contro il governo sandinista di Daniel Ortega, al potere dal 2006. Il bilancio delle proteste e degli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, cui spesso hanno preso parte bande paramilitari filogovernative, è a tutt’ora incerto. Il numero di morti varia da 325 a 561 secondo diversi operatori locali e internazionali, i detenuti per motivi politici, dopo la liberazione di 100 persone come segnale di buona volontà da parte del governo, rimangono 777 (340 secondo le autorità). A questi bisogna aggiungere centinaia di dispersi, migliaia di feriti e decine di migliaia di persone in esilio, per la maggior parte in Costa Rica, secondo alle agenzie umanitarie. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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