Capo del Commando Centrale USA: “Lotta contro l’ISIS lontana dalla fine”

Pubblicato il 8 marzo 2019 alle 10:27 in Siria USA e Canada

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La lotta contro lo Stato Islamico è ancora lontana dalla fine, i jihadisti non sono stati sconfitti e sono pronti a sferrare nuove offensive nonostante la perdita del territorio in Siria. È quanto ha riferito il capo dello Commando Centrale degli Stati Uniti, il generale Joseph Votel, al Congresso, giovedì 7 marzo.

Nello specifico, Votel ha spiegato che la riduzione del califfato fisico costituisce un successo militare monumentale, anche se la guerra contro l’estremismo non è ancora finita. Alla luce di ciò, la missione degli USA rimane la stessa per cercare di limitare il ritorno dei terroristi nelle aree che sono appena state liberate in Siria.

“La popolazione che viveva sotto il controllo dello Stato Islamico è stata evacuata, ma rimane spaventata e radicalizzata”, ha aggiunto il generale, riferendo che centinaia di foreign fighter che sono stati catturati nel Paese mediorientale insieme alle loro famiglie costituiscono una minaccia latente, motivo per cui occorre velocizzare i processi di rimpatrio nei Paesi di origine. “A mio avviso costituiscono un serio problema generazionale che, se non verrà gestito in modo appropriato, seminerà i semi per un futuro estremismo violento”, ha precisato Votel.

Gli avvertimenti del capo del Commando Centrale arrivano a quasi tre mesi di distanza dall’annuncio del presidente Donald Trump in merito al ritiro delle truppe americane dalla Siria. Il 19 dicembre scorso, il leader della Casa Bianca aveva annunciato il ritiro dei 2.000 soldati statunitensi presenti in Siria, decretando la fine della lotta contro lo Stato Islamico, nonostante la contrarierà di numerosi ufficiali americani. Il 20 dicembre, subito dopo l’annuncio di Trump, il segretario della Diesa, James Mattis, si è dimesso a causa della differenza di vedute su diverse questioni, prime tra tutte la Siria. Nella lettera di dimissioni Mattis ha scritto che “il presidente merita che al vertice del Pentagono ci sia qualcuno maggiormente allineato alle sue posizioni”.

Allo stesso modo, il 21 dicembre, anche l’inviato statunitense alla guida della coalizione internazionale per la lotta contro l’ISIS, Brett McGurk, ha rassegnato le dimissioni. Come Mattis, nella sua lettera di dimissioni McGurk ha dichiarato che i militanti dello Stato Islamico sono in fuga, ma non sono ancora stati sconfitti, al contrario di quanto sostenuto da Trump. Inoltre, secondo l’inviato, la prematura ritirata delle forze statunitensi dalla Siria creerà le condizioni adatte per una rinascita del gruppo terroristico.

Successivamente, il 23 febbraio, un funzionario interno dell’amministrazione Trump ha reso noto che gli USA manterranno circa 400 truppe in due diverse aree della Siria. Un primo contingente stazionerà presso gli avamposti militari di Tanf, vicino al confine con l’Iraq e la Giordania, mentre un secondo contingente, di simili dimensioni, si unirà agli sforzi internazionali nel Paese. Nonostante il contrordine, Trump, nella medesima giornata, ha sottolineato di non stare cambiando direzione di marcia per quanto riguarda la sua strategia in Siria, ribadendo che si tratterà di una “piccolissima, minuscola” frazione delle forze statunitensi attualmente dispiegate nella regione, in modo che i jihadisti dello Stato Islamico non possano raggrupparsi nuovamente e insorgere nel Paese.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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