Libia: NOC lancia fondo da 20 milioni di dollari per supportare comunità locali

Pubblicato il 7 marzo 2019 alle 16:41 in Africa Libia

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La NOC, compagnia petrolifera nazionale della Libia, e i suoi partner stranieri operanti nel giacimento di Al Sharara apriranno un fondo di sviluppo di 20 milioni di dollari per supportare le comunità locali. È quanto ha comunicato la stessa NOC, mercoledì 6 marzo, dopo aver annunciato la riapertura dello stabilimento da 315.000 barili di petrolio al giorno.

L’accordo per il fondo è stato firmato dalla compagnia petrolifera libica, dalla società energetica spagnola Repsol, da quella austriaca OMV, dalla francese Total e dalla norvegese Equinor. Secondo la dichiarazione della NOC, “il fondo supporterà una serie di progetti di sviluppo sostenibile”. Questi includeranno la gestione delle risorse idriche e l’assistenza ai giovani.

Le forze leali a Haftar hanno intrapreso un’offensiva nel sud della Libia a partire dal mese precedente. Il 9 febbraio, 4 raid aerei erano stati condotti in prossimità dell’oleodotto di El Feel come segno di avvertimento per il comandante delle forze rivali di Sabha, Ali Kennah, alleato del governo libico tripolino. L’offensiva aerea aveva danneggiato le infrastrutture dello stabilimento petrolifero e la pista dell’aeroporto, “mettendo le vite dei civili in serio pericolo”, secondo quanto annunciato dal comunicato del governo di Tripoli. Kennah, che ha servito il governo dell’ex dittatore libico Muammar Gheddafi, è stato recentemente nominato comandante di Sabha dal primo ministro di Tripoli, Fayez Serraj. Dall’8 febbraio, l’esercito della Libia Est aveva proibito che qualsiasi volo non espressamente autorizzato dalle autorità orientali venisse effettuato nella Libia meridionale.

In questo contesto, Mustafa Sanalla, il presidente della compagnia petrolifera nazionale di Tripoli, la National Oil Corporation (NOC), aveva annunciato che il giacimento petrolifero di Sharara, il più grande del Paese, sarebbe rimasto chiuso per cause di forza maggiore, in particolare per ragioni di sicurezza preventiva e non di motivi tecnici. Sanalla aveva altresì informato che lo stato di forza maggiore sarebbe stato revocato solo una volta che la sicurezza dei lavoratori sarà garantita. Martedì 19 febbraio, la National Oil Corporation aveva dichiarato che avrebbe riaperto il giacimento di Al Sharara solo dopo aver condotto un’ispezione per valutare il livello di sicurezza del sito.

Lo stabilimento è situato nella parte sud-ovest del Paese, in prossimità del deserto di Murzuq e produce una quantità di barili di petrolio che si attesta, in media, sui 300.000 al giorno. Il controllo sul giacimento era stato sottratto alla NOC, l’8 dicembre 2018, da diverse forze e gruppi locali, tra cui il Movimento di rabbia di Fezzan e le Guardie degli impianti petroliferi, le Petroleum Facilitiesa Guards, una milizia guidata dal 2013 dal leader ribelle Ibrahim Jadran e in aperto contrasto sia con le milizie dell’Isis sia con le forze del comandante Haftar. Il Movimento di Fezzan, invece, si è formato solo recentemente in seguito al deterioramento delle condizioni di vita e di sicurezza nelle regioni del sud della Libia. Esso chiede l’aumento dei servizi essenziali, degli aiuti sanitari, della protezione statale e minaccia le autorità di mettere a rischio la produzione petrolifera in quelle aree finché le loro richieste non saranno esaudite. Il 17 dicembre 2018, la NOC aveva annunciato lo stato forza maggiore sullo stabilimento di Al Sharara, interrompendo le sue attività.

Da quando il dittatore libico, Muammar Gheddafi, è stato rovesciato ed eliminato attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei cittadini e dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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