Egitto: uccisi 7 sospettati terroristi a Giza

Pubblicato il 7 marzo 2019 alle 15:59 in Africa Egitto

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso 7 sospettati terroristi in due operazioni a Giza, città localizzata sulla riva occidentale del fiume Nilo. Secondo quanto riportato dal ministero dell’Interno egiziano, 3 militanti si erano spacciati per elettricisti per posizionare ordigni esplosivi. Nel corso dei raid un egente di sicurezza è rimasto ferito.

Nonostante i sospettati non siano ancora stati identificati, il Ministero dell’Interno ritiene che appartengano al gruppo Hasm, emerso nel 2016 e attivo soprattutto contro le forze egiziane. Il Cairo accusa tale organizzazione di essere un braccio armato della Fratellanza Musulmana che, al contrario, nega ogni legame.

Secondo quando riportato dal Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, in quell’anno, l’Egitto ha subito numerosi attacchi terroristici mortali. Nonostante gli sforzi del governo del presidente Abdel Fatah Al Sisi e delle forze di sicurezza egiziane (FSE), in particolare nel Nord del Sinai, gli attacchi terroristici sono continuati. Gli affiliate dell’ISIS, tra cui ISIS-Sinai Province (ISIS-SP) e un gruppo distinto che si autodefiniva Stato Islamico (IS Egitto), rappresentavano la minaccia più significativa, così come gruppi come Harakat Sawa’d Misr (HASM) e Liwa al- Thawra.

Per gran parte dell’anno, questi attacchi hanno preso di mira principalmente il personale di sicurezza egiziano. Tuttavia, il 24 novembre 2017, terroristi affiliati all’ISIS hanno ucciso oltre 312 civili in una moschea Sufi nel Nord Sinai, compiendo il peggior attacco terroristico nella storia dell’Egitto. Ad aprile 2017, il governo egiziano ha poi approvato una legge che facilita il perseguimento di casi di terrorismo.

In Egitto è in vigore lo stato di emergenza dal 10 aprile 2017. Il 2 gennaio scorso, il presidente egiziano, ha esteso tale misura per il periodo di 3 mesi, a causa del persistere della situazione di instabilità nel territorio. Inizialmente, Al-Sisi aveva imposto lo stato di emergenza nel Sinai del Nord il 25 ottobre 2014, dopo una serie di attacchi terroristici nella regione che avevano causato la morte di 26 militari egiziani. Successivamente, il 10 aprile 2017, il presidente egiziano aveva esteso tale condizione a tutto il Paese, dopo l’uccisione di 47 persone negli attentati contro due chiese copte durante le celebrazioni religiose della domenica delle Palme.

Il 15 gennaio, lo stato di emergenza è stato prolungato per la settima volta consecutiva dall’aprile 2017, per la durata di tre mesi. La decisione, presa da al-Sisi, è stata condivisa dal Parlamento egiziano che, il 13 gennaio, ha adottato un decreto presidenziale. La permette al regime egiziano di continuare la repressione nei confronti dei giornalisti e degli attivisti. Nello specifico, il personale militare e della polizia possono prendere misure necessarie ad affrontare la minaccia terroristica e a mantenere la sicurezza in tutto il Paese. In linea con tale volontà, il decreto presidenziale espande i poteri di arresto e di sorveglianza della polizia, la quale potrà altresì limitare la libertà di movimento dei sospettati.  

La campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai 2018, è stata lanciata il 9 febbraio scorso dal governo egiziano, con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti insieme a tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese. Nonostante il presidente al-Sisi avesse promesso che l’operazione “si sarebbe conclusa il prima possibile”, gli scontri continuano a verificarsi. Tuttavia, le iniziative stanno avendo successo, permettendo di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi.

Da quando al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014, il suo governo ha mostrato il pugno di ferro, vietando le proteste non autorizzate e imprigionando migliaia di persone per reprimere massicciamente ogni forma di dissenso. Dalla cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013, le autorità egiziane hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terrorista nel dicembre 2013, e contro tutti gli oppositori politici.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.