UE sanziona 7 ministri siriani, tra cui quello dell’Interno

Pubblicato il 6 marzo 2019 alle 12:13 in Europa Siria

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L’Unione Europea ha sanzionato 7 ministri siriani, tra cui quello dell’Interno, Khaled al-Rahmoun, per il ruolo che hanno ricoperto nella “violenta repressione” nei confronti dei civili effettuata dal presidente siriano, Bashar al-Assad. Tali ministri non potranno viaggiare in Europa e i loro asset bancari verranno congelati.

Secondo quanto riportato dal quotidiano The New Arab, ad oggi, sono 277 le persone inserite nella lista degli individui soggetti a sanzioni da parte dell’Unione Europea nell’ambito della crisi siriana. Oltre al ministro dell’Interno, gli altri ministri sanzionati sono quello del turismo, Mohammad Rami Radwan Martini, il ministro dell’Educazione Imad Muwaffaq al-Azab, l’Alto ministro dell’Educazione, Bassam Bashir Ibrahim, il ministro delle Comunicazioni e della Tecnologia, Iyad Mohammad al-Khatib e il ministro dell’Industria, Mohammad Maen Zein-al-Abidin Jazba. Sulla lista sono altresì presenti 72 entità.

Le sanzioni dell’UE sono state adottate il primo dicembre 2011 e sono soggette a revisioni annuali, di cui la prossima è prevista per il primo giugno 2019. Altri pacchetti di sanzioni includono un embargo sul petrolio siriano, restrizioni agli investimenti e un blocco delle attività delle banche centrali siriane all’interno dell’Unione europea.

Come ha notato Reuters lo scorso settembre, le conseguenze delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dell’Unione Europea sulla Siria rappresentano un ostacolo importante alla ricostruzione dello Stato mediorientale, poiché impediscono a terzi di investire nel Paese e contribuirne alla rinascita.

Da quando è iniziata la guerra civile, il 15 marzo 2011, la Siria è stata testimone di una vasta distruzione e della fuga di migliaia di lavoratori. Secondo le Nazioni Unite, il conflitto è costato al Paese circa 388 miliardi di dollari. Per quanto riguarda la ricostruzione, Russia, Iran e Cina, alleate del presidente siriano, Bashar al-Assad, hanno fatto alcuni investimenti nello Stato, ma non possono permettersi di affrontare l’intero costo della ricostruzione. Pertanto, tali governi vorrebbero che il peso di tali attività venisse condiviso. Tuttavia, i Paesi occidentali hanno dichiarato che non approveranno fondi per la Siria né allenteranno le sanzioni fino a quando non verrà trovato un accordo politico per risolverne la situazione.

Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti sulla Siria sono precedenti al conflitto civile, ma sono state estese dopo il giro di vite da parte di Assad contro le proteste del 2011 e dopo lo scoppio della guerra nel Paese. Tali restrizioni hanno congelato i patrimoni dello Stato siriano, di centinaia di compagnie e di individui, comprese personalità del governo, dell’esercito, del personale di sicurezza e altri accusati di essere coinvolti nella manifattura o nell’utilizzo di armi chimiche. Inoltre, Washington ha imposto un divieto sull’esportazione, gli investimenti, la vendita o la fornitura di servizi in Siria da parte di qualsiasi individuo statunitense. È proibito altresì il commercio di idrocarburi e petrolio siriano o la loro importazione negli Stati Uniti.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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