Trump annuncia fine trattamento commerciale preferenziale a India e Turchia

Pubblicato il 6 marzo 2019 alle 6:01 in India Turchia USA e Canada

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Il presidente Donald Trump ha annunciato di voler porre fine al trattamento commerciale preferenziale (GSP) all’India e alla Turchia, accusando i due Paesi di aver danneggiato ingiustamente gli interessi americani.

In una lettera al Congresso, il capo della Casa Bianca ha riferito di avere intenzione di rimuovere Nuova Delhi e Ankara dal programma che concede ai Paesi in via di sviluppo un accesso facilitato al mercato statunitense. Ad avviso di Trump, il governo indiano “non ha rassicurato gli USA circa l’accesso equo e ragionevole ai mercati indiani”, ed ha adottato una serie di misure e barriere che hanno effetti negativi sul commercio americano. La Turchia invece, secondo Trump, “è sufficientemente sviluppata sul piano economico”, e quindi non presenta più i prerequisiti per far parte del GSP, di cui godeva dal 1975.

Come spiega al-Jazeera English, i cambiamenti non avranno effetto fino alla scadenza di 60 giorni successivi la notifica del Congresso americano e dei Paesi interessati. Nel frattempo, la prossima settimana, in India si terranno le elezioni generali. In passato, Trump aveva già commentato negativamente le imposte indiane sui beni americani, considerate svantaggiose e troppo alte. L’India, nel 2017, è stata il principale beneficiario del GSP, per un valore pari a 5,6 miliardi di dollari.

In reazione, un ufficiale indiano ha riferito che l’India non ha intenzione di imporre misure in risposta alla mossa americana. Ad avviso del segretario del Commercio, Anup Wadhawan, la fuoriuscita dal programma GSP avrà un impatto limitato sul commercio indiano.

La decisione è stata presa da Trump proprio nel momento in cui Stati Uniti e Cina sembrano essere vicini ad un accordo commerciale che ridurrebbe le tariffe statunitensi su un equivalente di 200 miliardi di dollari di beni cinesi, in cambio dell’impegno di Pechino ad apportare cambiamenti strutturali dal punto di vista economico e di eliminare i dazi di ritorsione imposti agli USA.

I due Paesi sono stati impegnati in una guerra commerciale da circa 8 mesi, durante i quali gli Stati Uniti hanno imposto dazi punitivi su 250 miliardi di dollari di importazioni cinesi, mentre Pechino ha risposto con tariffe per 110 miliardi di dollari di beni statunitensi, tra cui soia e altre materie prime. Tali misure hanno contribuito ad agitare i mercati finanziari, ad interrompere le catene di approvvigionamento manifatturiero e a ridurre le esportazioni di aziende agricole statunitensi.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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