Pakistan: bombardamento indiano alla base JeM mai avvenuto

Pubblicato il 6 marzo 2019 alle 18:10 in India Pakistan

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I media internazionali hanno pubblicato immagini satellitari, divulgate mercoledì 6 marzo, che mostrano una scuola religiosa gestita dal gruppo militante islamista Jaish-e-Muhammad (JeM) nel nord-est del Pakistan ancora in piedi, una settimana dopo la  l’India aveva dichiarato che, tramite un raid aereo, le sue milizie avevano distrutto la base dello JeM e ucciso più di 300 militanti.

Le immagini prodotte da Planet Labs Inc, un operatore satellitare privato con base a San Francisco, mostrano almeno 6 edifici sul sito della scuola. Fino ad ora, nessuna immagine satellitare ad alta risoluzione è stata  disponibile pubblicamente. A quanto sembra dagli scatti, il sito è rimasto praticamente invariato secondo quanto risulta da un confronto con una foto del mese di aprile 2018 della stessa struttura. Non ci sono buchi visibili nei tetti degli edifici, nessun segno di bruciature, pareti cadute, zone disboscate o altri segni di un attacco aereo.

Il 26 febbraio, l’attacco dei 12 Mirage 2000 indiani ha colpito la città di Balakot con bombe da 1.000 kg, causando secondo il governo indiano più di 300 morti, tutti militanti del JeM. Le reti televisive indiane hanno riferito che gli attacchi aerei sono avvenuti alle 3.30 del mattino. L’amministrazione indiana non ha formalmente giustificato l’accaduto, sebbene sia di comune accordo che si tratti di una risposta all’attentato avvenuto il 14 febbraio nella città di Awantipora, il peggiore dall’inizio della ribellione armata nella regione contesa dal 1989. Il gruppo estremista con base in Pakistan JeM ha colpito un autocarro della polizia indiana, uccidendo 44 paramilitari, causando un irrigidimento nei rapporti tra gli Stati vicini. Il primo ministro indiano, Narendra Modi, sotto pressione per le elezioni nazionali imminenti, aveva in precedenza dichiarato che l’India avrebbe dato una risposta adeguata al torto subito. Il Pakistan aveva fin da subito minimizzato la gravità dell’accaduto, asserendo che la sua aviazione aveva cacciato via quella indiana, che alla fine ha rilasciato i suoi armamenti in un’area boschiva senza causare vittime e grandi danni materiali. 

Le immagini hanno gettato ulteriori dubbi sulle dichiarazioni dell’ultima settimana del primo ministro Modi, secondo cui il raid del 26 febbraio aveva colpito tutti gli obiettivi previsti nel sito del gruppo JeM nella regione settentrionale di Balakot. Il Ministero degli Esteri e quello della Difesa indiani non hanno risposto alla richiesta di commento sulle immagini satellitari dell’agenzia di stampa Reuters. Jeffrey Lewis, direttore del progetto di non proliferazione in Asia orientale presso il Middlebury Institute of International Studies, ha confermato che le fotografie in questione mostrano effettivamente il sito del gruppo militante, aggiungendo che “le immagini non mostrano alcuna prova di danno da bombardamento”.

Lewis e Dave Schmerler, ricercatori senior del Centro James Martin per gli studi sulla non proliferazione che analizzano anche le immagini satellitari, hanno dichiarato che armi così grandi avrebbero dovuto causare danni evidenti alle strutture visibili nell’immagine. Il principale portavoce militare pakistano, Asif Ghafoor, ha ribadito che nessun danno ad infrastrutture o vite umane era stato causato dall’incursione indiana.

L’India deve indire elezioni generali a maggio e alcuni sondaggisti affermano che Modi e il suo partito nazionalista indù trarranno beneficio dalla sua aggressiva risposta all’attentato del 14 febbraio. Funzionari indiani hanno detto che centinaia di  “terroristi” sono stati uccisi durante il raid aereo, tuttavia il governo indiano non è riuscito a dimostrare che il campo è stato distrutto e che i combattenti sono stati uccisi. Ciò ha spinto alcuni politici dell’opposizione a chiedere ulteriori dettagli. Modi, in risposta, ha accusato il partito del Congresso di opposizione e gli altri all’opposizione di aiutare i nemici dell’India.

Dopo l’incursione indiana, uno scontro aereo ha portato alla cattura di un pilota indiano che è stato rilasciato l’1 marzo come parte di un “gesto di pace” del Pakistan. Islamabad, dunque, continua a seguire la sua politica di riappacificazione, al fine di interrompere questa escalation che per molti potrebbe portare ad un quarto conflitto tra le due potenze asiatiche. In più, martedì 5 marzo, il Pakistan ha fermato un sottomarino indiano dall’entrare nelle sue acque territoriali, secondo quanto riportato dalla marina.

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di Redazione

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