Siria: rallenta l’offensiva contro l’ultima roccaforte dell’ISIS

Pubblicato il 5 marzo 2019 alle 15:30 in Medio Oriente Siria

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Le Syrian Democratic Forces (SDF) sono state costrette a rallentare l’offensiva contro l’ultima enclave dello Stato Islamico nella Siria orientale, a causa di alcune preoccupazioni relative alla protezione dei civili rimasti intrappolati nell’area. 

La notizia è stata data dalle stesse SDF, un’alleanza curdo-araba che si è occupata della lotta all’ISIS nella regione e che gode del supporto degli Stati Uniti. L’offensiva interessa l’area di Baghouz, un villaggio nella Siria orientale, dove il gruppo jihadista sta effettuando una serie di attacchi a sorpresa, con autobombe, mine antiuomo, attentati suicidi e imboscate attraverso tunnel sotterranei. “Stiamo rallentando l’offensiva a Baghouz a causa di un piccolo numero di civili, usati come da scudi umani da parte dell’ISIS”, hanno riferito le SDF. La battaglia decisiva per la riconquista di Baghouz è attesa da domenica 3 marzo, ma il gruppo jihadista sta cercando di posticipare la conclusione degli scontri. “I combattenti dello Stato Islamico hanno usato giubbotti esplosivi e autobombe per rallentare l’offensiva dell’SDF e per nascondersi dagli attacchi della Coalizione nell’area di Baghouz”, ha riferito il colonnello Sean Ryan, che fa parte del personale americano a supporto dell’operazione. 

Centinaia di combattenti dell’ISIS si trovano ancora nell’area interessata dall’attacco e molti si sono rifiutati di arrendersi. Alcuni militanti si sono rifugiati nel vasto deserto di Badia, nel sud della Siria. La vittoria delle SDF contro lo Stato Islamico a Baghouz è attesa “nei prossimi giorni”, secondo quanto ha dichiarato un funzionario curdo del ministero degli Esteri, Abdel Karim Omar. Molte delle persone che sono fuggite dall’area, sopratutto donne e bambini che erano affiliati all’ISIS o ne erano prigionieri, si sono trasferiti nel campo profughi di al-Hol, che si trova nel nord della Siria. La cattura di Baghouz e delle aree vicine segnerà la fine della devastante campagna globale di quattro anni volta a sradicare il califfato islamico dalla Siria e dall’Iraq. In tale contesto, i curdi hanno avuto un ruolo chiave e sono riusciti a spingere i jihadisti fino al confine con l’Iraq. Infatti, già sabato 2 marzo, il gruppo estremista era stato accerchiato e quasi definitivamente sconfitto dalle milizie curde.

Nell’arco delle ultime settimane, migliaia di combattenti dell’ISIS, di loro proseliti e di civili, per lo più loro familiari, hanno evacuato Baghouz sia prima sia via via che l’offensiva delle SDF avanzava nel villaggio, riversandosi in zone rurali limitrofe alla provincia di Deir al-Zor. La loro evacuazione ha fatto sì che l’assalto finale delle milizie curde non potesse essere lanciato prima di venerdì 1 marzo, giorno in cui le truppe hanno avanzato affermando che non si fermeranno finché i jihadisti non saranno completamente sconfitti. L’offensiva era già stata rallentata notevolmente a causa dell’uso massiccio di tunnel e scudi umani messi in atto dagli islamisti. Giovedì 28 febbraio, il comandante in capo delle SDF  aveva affermato che i suoi avrebbero dichiarato vittoria nel giro di una settimana. Tuttavia, nella stessa giornata le sue stime erano state contraddette da un comunicato del presidente americano, Donald Trump, il quale ha dichiarato che le forze sostenute dagli Stati Uniti hanno riconquistato il 100% del territorio siriano una volta rivendicato dall’ISIS. Tale annuncio ha sorpreso i funzionari della Casa Bianca e gli alleati regionali impegnati nella lotta contro lo Stato Islamico, in quanto essi sostengono che la battaglia non sia ancora finita.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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