Messico: lo stato di Veracruz riconosce le proprie responsabilità per 5 desaparecidos

Pubblicato il 5 marzo 2019 alle 9:15 in America Latina Messico

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Tre anni e due mesi dopo la sparizione di cinque studenti, le autorità dello stato di Veracruz hanno chiesto perdono. In una cerimonia tenutasi presso il Museo della Memoria e della Tolleranza a Città del Messico, il governatore di Veracruz, Cuitláhuac García, ha chiesto ufficialmente scusa alle famiglie di cinque giovani, scomparsi e uccisi nello stato nel 2016, per la partecipazione della polizia a quello che è successo, per la criminalizzazione dei giovani orchestrata dello stato stesso, per aver lasciato sole le famiglie, costrette ad accamparsi per tre mesi davanti alla procura dello stato per chiedere un’indagine efficiente. Lo stato, ha detto García, ha fatto sparire i suoi figli, e chiediamo scusa.

In un discorso di poco più di 10 minuti, Cuitláhuac García, che ha assunto il governatorato di Veracruz lo scorso mese di dicembre, ha dichiarato: “Lo stato ha incoraggiato la menzogna in questa vicenda. Dobbiamo riconoscere che lo Stato ha tradito queste famiglie. Tutti devono sapere che elementi della sicurezza dello Stato hanno arrestato arbitrariamente e fatto sparire i loro. lasciandoli in un immenso dolore, abbiamo fallito nel dare loro una risposta adeguata, una risposta che avrebbe potuto portare queste famiglie più vicino alla giustizia, motivo per cui riconosciamo pubblicamente la responsabilità dello stato e del suo governo”.

I giovani si chiamavano José Benitez, Bernardo Benítez, Susana Tapia, José Alfredo González e Mario Arturo Orozco. La più giovane, Susana Tapia, aveva 16 anni. In un video proiettato durante l’evento, la madre della giovane ha detto che la figlia era un po’ ribelle, “normale alla sua età”. Altre mamme e altri papà hanno ricordato i loro figli: “mi diceva sempre cosa gli stava succedendo”, “portava i suoi amici a casa”, “gli piaceva ridere”… ragazzi normali di famiglie normali, non criminali ha riconosciuto il governatore di Veracruz.

I cinque giovani furono rapiti dal cartello Jalisco Nueva Generación a Tierra Blanca, un municipio dello stato di Veracruz, con la collusione di elementi delle forze di sicurezza dello stato. L’insabbiamento della storia ha fatto del caso Tierra Blanca, come si conosce in Messico, uno degli emblemi della corruzione delle forze di sicurezza locali e della debolezza delle autorità nei confronti dei cartelli.

Originari di Playa Vicente, i cinque giovani stavano tornando a casa dopo aver trascorso il fine settimana al porto di Veracruz. Era l’11 gennaio 2016. Mentre passavano per Tierra Blanca, la polizia di Veracruz li intercettò. Furono fermati in pieno giorno, portati via dalla strada statale e messi su una strada secondaria. Sono stati poi consegnati a un gruppo di criminali dalla città legati al cartello Jalisco Nueva Generación. I narcotrafficanti li anno trasferiti in un ranch nelle vicinanze dove li hanno uccisi, hanno bruciato i cadaveri e hanno gettato i resti in un fiume.

Sembra che ci sia stato un equivoco di persona. Questa è almeno la tesi delle autorità. La polizia pensava che i giovani avessero un qualche legame con un gruppo criminale avversario. L’evidente vicinanza tra agenti e criminali è stata causa non solo della sparizione dei giovani, ma anche delle polemiche politiche innescate dal caso Tierra Blanca.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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