Filippine: da rivedere trattato di difesa con USA per Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 5 marzo 2019 alle 17:35 in Asia Filippine

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Il segretario della Difesa delle Filippine, Delfin Lorenzana, ha dichiarato che il governo dovrebbe riesaminare un trattato decennale con gli Stati Uniti, al fine di evitare un potenziale conflitto armato con la Cina nel Mar Cinese Meridionale.

Secondo le parole di Lorenzana nella conferenza stampa di martedì 5 marzo, la sicurezza nella regione è divenuta “molto più complessa” da quando è stato firmato il Trattato di difesa reciproca da Washington e Manila sessant’otto anni fa. Il segretario ha tenuto a precisare che “le Filippine non sono in conflitto con nessuno e non lo saranno in futuro”.

Il Mar Cinese Meridionale è un’area fortemente contesa tra gli Stati del Sud est asiatico. Questa, rivendicata in toto da Cina e Taiwan, parzialmente da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, fornisce le rotte a un fiorente commercio del valore di circa 5.000 miliardi di dollari all’anno ed è ricca di giacimenti minerari. La Cina frequentemente ammonisce gli Stati Uniti e i loro alleati per le operazioni navali che svolgono vicino alle isole occupate dalla flotta di Pechino. Washington ha espresso preoccupazione per questo fenomeno, che ha chiamato “militarizzazione del Mar Cinese Meridionale”, poiché la potenza asiatica sta costruendo installazioni militari su isole artificiali e barriere coralline. La Cina difende le sue costruzioni perché necessarie per l’autodifesa, affermando poi che sono gli Stati Uniti ad aumentare le tensioni nella regione, inviando navi da guerra e aerei militari vicini alle isole rivendicate da Pechino. Da quando il presidente americano, Donald Trump, è entrato nella Casa Bianca, gli Stati Uniti stanno conducendo una politica più aggressiva, mandando frequenti pattuglie militari nelle acque contese. L’ultimo caso è avvenuto solamente l’11 febbraio scorso, quando due cacciatorpedinieri americani hanno viaggiato entro 12 miglia nautiche da Mischief Reef, nelle contestate Isole di Spratly.

Il ministro Lorenzana, sull’argomento, ha dichiarato che “gli Stati Uniti, con l’aumento e il frequente passaggio delle loro navi militari nel Mar delle Filippine occidentali, hanno maggiori probabilità di essere coinvolti in una sparatoria”. È interessante notare come il funzionario abbia usato il nome filippino per la controversa zona marina. A causa del trattato, ha affermato Lorenzana, “le Filippine saranno automaticamente coinvolte” in qualsiasi conflitto.

La dichiarazione arriva pochi giorni dopo la visita a Manila del segretario di Stato americano,Mike Pompeo, dove ha assicurato personalmente il presidente filippino, Rodrigo Duterte, del sostegno di Washington per le Filippine nella contesa sul Mar Cinese Meridionale.

In un incontro con Lorenzana, il segretario Pompeo ha affermato che gli Stati Uniti hanno un impegno costante nel mantenere il Mar Cinese Meridionale aperto alla navigazione, specialmente di fronte all’infiltrazione cinese. Pompeo, in conferenza stampa, ha altresì dichiarato che, poiché il Mar Cinese Meridionale fa parte del Pacifico, “qualsiasi attacco armato a forze filippine, aerei o navi pubbliche innescherebbe obblighi di difesa reciproca ai sensi del trattato”.

La ferma dichiarazione avrebbe dovuto alleviare i timori filippini sull’assertività cinese nel Mar Cinese Meridionale. Tuttavia, Lorenzana ha messo in dubbio l’impegno degli Stati Uniti nei confronti delle Filippine e ha messo in guardia contro le conseguenze non intenzionali. “Non è la mancanza di rassicurazione che mi preoccupa”, ha ribadito Lorenzana, ma è “il coinvolgimento in una guerra che non cerchiamo e non vogliamo”.

Il Segretario degli Esteri filippino, Teodoro Locsin, è stato più ricettivo nei confronti del messaggio di Pompeo, asserendo che Manila avrebbe creduto alla parola del suo “più fedele” alleato. Jay Batongbacal, il direttore dell’Istituto per gli affari marittimi e il diritto del mare presso l’Università delle Filippine, ha affermato che, mentre il segretario Lorenzana ha sollevato preoccupazioni valide, il trattato di mutua difesa non coinvolgerebbe automaticamente le Filippine in un conflitto tra Stati Uniti e Cina. La decisione di partecipare a tale conflitto, per Batongbacal, dovrebbe essere in accordo con la Costituzione del Paese, seppure il trattato sembrerebbe richiederlo. Il direttore ha anche affermato che una revisione del trattato, come richiesto da Lorenzana, sarebbe “fondamentalmente una valutazione” e non porterebbe necessariamente a modifiche o revisioni.

Già a maggio dell’anno scorso, il governo delle Filippine aveva messo in guardia la Cina sulla possibilità che si scatenasse una guerra sul controllo delle risorse naturali presenti nel Mar Cinese Meridionale

Il presidente Duterte, dal suo insediamento nel 2016, ha adottato un approccio conciliante nei confronti della Cina. Tale politica ha rappresentato un netto cambiamento nella politica estera delle Filippine. Il precedente governo aveva presentato una causa contro la Cina di fronte al tribunale arbitrale internazionale, il tribunale dell’Ajam, la quale sentenza respingeva le vaste richieste di Pechino nel Mar Cinese Meridionale. Tuttavia, Duterte ha affermato che affrontare Pechino con la sentenza della corte significherebbe una guerra con la Cina che le Filippine non potrebbero vincere.

In più, lunedi 4 marzo, dozzine di persone hanno manifestato davanti all’ambasciata cinese a Manila per denunciare l’aumento di le molestie da parte della Cina nei confronti dei pescatori filippini nel Mar Cinese Meridionale. I manifestanti hanno dichiarato che un gran numero di navi cinesi ha bloccato il passaggio dei pescatori a tre banchi di sabbia, che rappresentano tradizionali zone di pesca vicino a un’isola controllata dalle Filippine. Secondo il governo di Manila, circa 50 navi cinesi sono state viste ancorate al largo dei banchi di sabbia.

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di Redazione

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