Libia: 30 migranti rinchiusi e torturati in celle sotterranee

Pubblicato il 4 marzo 2019 alle 12:01 in Immigrazione Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Al-Jazeera English riporta che 30 migranti, tra cui alcuni minori, sono stati rinchiusi in una cella sotterranea, dove sono stati torturati per aver cercato di scappare per protestare contro le condizioni precarie degli stranieri in Libia, nel corso della settimana passata.

Il 26 febbraio, circa 150 migranti uomini, erano detenuti da più di un anno nel centro di Tripoli Triq al Sikka, sono scappati per protestare contro il Dipartimento per la lotta all’immigrazione illegale libico (DCIM), sottolineando le pessime condizioni in cui sono costretti a vivere e richiedendo una visita da parte degli ufficiali della UN Refugee Agency.

Come spiega l’emittente qatarina, negli ultimi 18 mesi, la maggior parte di questi migranti era stata riportata in Libia dalla Guardia Costiera locale, che li aveva sorpresi mentre cercavano di raggiungere l’Europa via mare. Alcuni testimoni hanno riferito che le guardie libiche hanno circondato i manifestanti, iniziando poi a picchiarli con bastoni e barre metalliche. Almeno 4 persone, secondo le fonti, hanno perso conoscenza.

Tale informazione è stata confermata dall’International Rescue Committee, il quale fornisce assistenza medica all’interno del centro di detenzione di Triq al Sikka. Altri testimoni hanno riferito di aver visto decine di detenuti salire su alcuni autobus per essere trasferiti in altri centri, mentre altri sono stati portati in celle sotterranei, dove hanno poi subito torture. Almeno 6 di loro, hanno specificato, erano minori.

La struttura di Triq al Sikka non è nuova ad episodi di protesta. Lo scorso ottobre, un 28enne somalo che era stato riportato nel centro dalla Guardia Costiera dopo aver cercato di fuggire, si è dato fuoco, affermando di non avere alcuna possibilità di scappare. Altri migranti che sono detenuti al suo interno hanno rivelato di essere tenuti al buio tutto il giorno, venendo picchiati e abusati regolarmente, senza ricevere alcun supporto medico.

Alla luce di tali episodi, un portavoce europeo ha riferito che i centri di detenzione in Libia dovrebbero essere chiusi, poiché la situazione al loro interno non è accettabile. Allo stesso modo, Matteo De Bellis, di Amnesty International, ha riferito che, nel caso in cui gli abusi dovessero essere confermati, costituirebbero un altro caso di “violenza brutale” nei confronti di persone detenute arbitrariamente nel Paese nordafricano, all’interno di strutture “notoriamente abusive”. A suo avviso, le istituzioni ed i governi europei dovrebbero intervenire in maniera concreta per risolvere tale problema.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Ancora oggi il potere politico è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza dell’Onu e dell’Italia, mentre il secondo a Tobruk, sotto l’influenza di Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. I trafficanti di esseri umani si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.  

Dall’inizio del 2018, la Guardia Costiera libica ha aumentato significativamente la propria attività, con il risultato che il numero di sbarchi sulle coste italiane è diminuito dell’80% rispetto al 2017. Da quando Salvini è divenuto ministro dell’Interno, il primo giugno 2018, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle Ong e delle missioni europee.  

Ne è conseguito che i migranti e i rifugiati intercettati in mare dalla Guardia Costiera libica vengono riportati sistematicamente nei centri di detenzioni libici, i quali dovrebbero essere gestiti dal Ministero dell’Interno di Tripoli, In realtà, la maggior parte di tali strutture è in mano ai gruppi armati, i quali non tutelano in alcun modo gli stranieri.

Secondo quanto dichiarato a fine gennaio dal premier di Tripoli, Fayez Serraj, attualmente in Libia sono presenti circa 800.000 migranti irregolari e che soltanto in 20.000 si trovano all’interno di centri di detenzione gestiti dal governo. L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha reso noto che, dal 2015 a oggi, sono stati effettuati circa 40.000 i rimpatri volontari (VHR) dalla Libia. L’ultima operazione è stata effettuata il 22 febbraio, quando 160 migranti nigeriani che si trovavano nel Sud del Paese nordafricano, tra cui 37 bambini e 70 donne, alcune delle quali in stato interessante, sono stati riportati in patria. Dall’inizio del 2019, sono stati 343 i nigeriani che hanno preso parte a tale programma di rimpatrio volontario.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.