Incontro tra i leader di Etiopia, Kenya ed Eritrea per stabilità del Corno d’Africa

Pubblicato il 4 marzo 2019 alle 11:12 in Eritrea Etiopia Kenya

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Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, e quello keniota, Uhuru Kenyatta, sono arrivati ad Asmara, capitale dell’Eritrea, domenica 3 marzo, e sono stati accolti dal presidente eritreo Isaias Afwerki. La città, secondo quanto pubblicato su Twitter dal ministro dell’Informazione Yemane Meskel, ospiterà un nuovo summit di colloqui trilateri tra i leader dei suddetti Paesi del Corno d’Africa. Il vertice vedrà altresì partecipare funzionari di alto livello dei rispettivi Stati durante la sessione. Ancora nessuna dichiarazione ufficiale è stata rilasciata in merito ai dettagli dei colloqui trilaterali.

Negli ultimi mesi, vari incontri si sono tenuti nella regione del Corno d’Africa per tentare di stabilire un equilibrio anni di discordie. Il primo incontro tripartito si era tenuto il 7 settembre 2018 ad Asmara, dove Eritrea, Etiopia e Somalia avevano concordato di rilanciare la pace e lo sviluppo. Un altro meeting di follow-up si era successivamente svolto in Etiopia, nella città di Bahir Dar.

In particolare, dalla firma del primo accordo di pacetra Etiopia ed Eritrea, è stata inaugurata una stagione di apertura tra i vicini del Corno D’Africa, che hanno iniziato a normalizzare i rapporti gli uni con gli altri. Addis Abeba e Asmara, in guerra dal maggio 1998, hanno riallacciato i rapporti a partire dal 9 luglio, data della firma di una dichiarazione congiunta di pace ed amicizia da parte di Abiy e Afwerki, ad Asmara. Successivamente, il 16 settembre, i due leader si sono incontrati nuovamente a Gedda, in Arabia Saudita, per firmare il secondo accordo di pace, alla presenza del sovrano saudita, re Salman, del principe ereditario, Mohammed bin Salman, e del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

Inoltre, il 25 gennaio, lo Stato regionale etiope di Oromia ha concluso un accordo di cessate il fuoco con l’Oromo Liberation Front (OLF), dopo mesi di scontri e violenze che hanno minacciato la sicurezza di tutta la regione. Il patto è stato firmato da Milkesa Mideksa, leader dello Stato Oromia, e da Dawud Ibsa, rappresentante dell’OLF.Le due parti hanno concordato di evitare “un bagno di sangue” e di porre le basi congiuntamente per creare un futuro pacifico. L’OLF era considerato un gruppo terroristico che, grazie alle riforme del premier Abiy Ahmed, in carica dal 2 aprile scorso, è potuto tornare a operare in Etiopia perdendo tale designazione. Nel corso dell’estate passata, Abiy ha intrattenuto colloqui di pace con diversi gruppi, tra cui l’OLF, il Patriotic Ginbot (PG7) e il Tigray People’s Democratic Movement.

Sotto Abiy Ahmed, l’Etiopiaha avviato un cambiamento radicale non solo dal punto di vista politico, ma anche economico e sociale. Il Paese del Corno d’Africa era caratterizzato da tensioni politiche dal novembre 2015 per via del Master Plan, un piano adottato dalle autorità di Addis Abeba, che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo, la più grande e la più popolosa dello Stato. Nonostante il progetto fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le proteste erano continuate, diffondendosi anche nella regione di Amhara e, gradualmente, nel resto del Paese.

I cittadini avevano cominciato altresì a chiedere la liberazione dei prigionieri e il riconoscimento di maggiori diritti e maggiore rappresentanza politica per gli abitanti di Oromo e Amhara così che, dal 3 gennaio, il governo di Addis Abeba ha rilasciato più di 7.000 prigionieri per cercare di sedare le tensioni, senza tuttavia riuscirvi. In seguito alle dimissioni dell’ex premier, Hailemariam Desalegn, presentate il 15 febbraio, la coalizione governativa Ethiopia Peoples Revolutionary Democratic Front (EPRDF), ha proclamato lo stato di emergenza per la durata di 6 mesi, con l’obiettivo di interrompere le proteste.

Tale condizione, revocata il 5 giugno scorso grazie ad Ahmed, ha previsto una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza, tra cui il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate.

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Chiara Gentili

di Redazione

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