Libia: truppe di Haftar avanzano a sud, chiude giacimento petrolifero di Sharara

Pubblicato il 2 marzo 2019 alle 9:10 in Africa Libia

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L’esercito Nazionale Libico si sta spingendo più a sud nella Libia meridionale, nelle aree di Traghen e Gunfal, mentre la compagnia petrolifera nazionale di Tripoli ha annunciato che il più importante giacimento del Paese, quello di Sharara, per il momento resterà chiuso per motivi di sicurezza.

Nella giornata di giovedì 27 febbraio, l’Esercito Nazionale Libico, guidato dal comandante Khalifa Haftar, ha annunciato di aver avanzato ulteriormente nel Paese a sud delle sue recenti acquisizioni territoriali. Il portavoce ufficiale dell’esercito, Ahmed Mesmari, ha comunicato che le forze armate sono entrate “pacificamente” nell’area a sud-ovest di Traghen, nella Libia meridionale. Il loro ingresso nella regione è stato altresì testimoniato da numerose foto e video dell’avanzata, diffuse dalla Information Division, la divisione militare delle LNA adibita all’informazione, la quale ha inoltre divulgato un comunicato in cui rende noto che le truppe sono entrate nelle aree di Gunfal e Traghen nel quadro delle operazioni di “pulizia” della zona meridionale libica da “gang di criminali e gruppi terroristici”, e che le unità di Haftar hanno ricevuto un caloroso benvenuto dai residenti locali delle due regioni.

Le forze leali a Haftar hanno intrapreso un’offensiva nel sud della Libia a partire dal mese precedente. Il 9 febbraio, 4 raid aerei erano stati condotti in prossimità dell’oleodotto di El Feel come segno di avvertimento per il comandante delle forze rivali di Sabha, Ali Kennah, alleato del governo libico tripolino. L’offensiva aerea aveva danneggiato le infrastrutture dello stabilimento petrolifero e la pista dell’aeroporto, “mettendo le vite dei civili in serio pericolo”, secondo quanto annunciato dal comunicato del governo di Tripoli. Kennah, che ha servito il governo dell’ex dittatore libico Muammar Gheddafi, è stato recentemente nominato comandante di Sabha dal primo ministro di Tripoli, Fayez Serraj. Dall’8 febbraio, l’esercito della Libia Est aveva proibito che qualsiasi volo non espressamente autorizzato dalle autorità orientali venisse effettuato nella Libia meridionale.

In questo contesto, Mustafa Sanalla, il presidente della compagnia petrolifera nazionale di Tripoli, la National Oil Corporation (NOC), ha annunciato che il giacimento petrolifero di Sharara, il più grande del Paese, rimarrà chiuso per cause di forza maggiore, specificando che si tratta di ragioni di sicurezza preventiva e non di motivi tecnici. Sanalla, tramite un video pubblicato la mattina di venerdì 1 marzo, ha spiegato che l’oleodotto, secondo l’opinione dei tecnici della NOC, era pronto a riprendere le attività e sospendere lo stato di forza maggiore, ma a suo avviso restano da tenere in conto motivi di sicurezza. Per questo motivo, il presidente della NOC ha informato che lo stato di forza maggiore verrà revocato solo una volta che la sicurezza dei lavoratori sarà garantita. A questo proposito, l’uomo ha aggiunto che la sua compagnia ha ricevuto di recente una lettera da parte del sindacato libico dei lavoratori del settore petrolifero, nella quale si informava la società del sentimento di malessere e paura dei dipendenti, che non si sentono al sicuro a “lavorare in presenza di gruppi armati”. Sanalla ha concluso il filmato esortando tutte le parti a “rimuovere” i suddetti gruppi armati dalla zona del giacimento, spiegando che solo una volta che ciò sarà avvenuto, egli revocherà lo stato di forza maggiore. A margine, Sanalla ha sottolineato che, nelle regioni orientali e occidentali, la NOC gode di relazioni amichevoli con il Commando Generale dell’Esercito Nazionale Libico e con Haftar, e si augura che ciò possa avvenire anche per gli oleodotti situati nel sud del Paese. Tali commenti circa l’amicizia con Haftar, piuttosto che con il primo ministro di Tripoli e il suo governo, gettano ombra sull’operato e sull’efficacia dell’amministrazione del premier tripolino, Fayez al-Serraj.

La settimana precedente, e più precisamente martedì 19 febbraio, la National Oil Corporation aveva dichiarato che avrebbe riaperto il giacimento di Al Sharara solo dopo aver condotto un’ispezione per valutare il livello di sicurezza del sito.

Lo stabilimento è situato nella parte sud-ovest del Paese, in prossimità del deserto di Murzuq e produce una quantità di barili di petrolio che si attesta, in media, sui 300.000 al giorno. Il controllo sul giacimento era stato sottratto alla NOC, l’8 dicembre 2018, da diverse forze e gruppi locali, tra cui il Movimento di rabbia di Fezzan e le Guardie degli impianti petroliferi, le Petroleum Facilitiesa Guards, una milizia guidata dal 2013 dal leader ribelle Ibrahim Jadran e in aperto contrasto sia con le milizie dell’Isis sia con le forze del comandante Haftar. Il Movimento di Fezzan, invece, si è formato solo recentemente in seguito al deterioramento delle condizioni di vita e di sicurezza nelle regioni del sud della Libia. Esso chiede l’aumento dei servizi essenziali, degli aiuti sanitari, della protezione statale e minaccia le autorità di mettere a rischio la produzione petrolifera in quelle aree finché le loro richieste non saranno esaudite. Il 17 dicembre 2018, la NOC aveva annunciato lo stato forza maggiore sullo stabilimento di Al Sharara, interrompendo le sue attività.

Da quando il dittatore libico, Muammar Gheddafi, è stato rovesciato ed eliminato attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei cittadini e dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

A fine gennaio, i due governi hanno accettato di collaborare a un progetto congiunto, al fine di realizzare uno dei porti più automatizzati del Nord Africa nei pressi della città di Susah, in Libia. È quanto ha annunciato la compagnia americana The Guiday Group, specificando che il Consiglio presidenziale di Tripoli e la Casa dei rappresentanti di Tobruk hanno preso la storica decisione nel corso dei giorni passati. Ad avviso della compagnia americana, lo sviluppo congiunto del porto di Susah accrescerà la fiducia tra i due governi rivali, che hanno raggiunto l’accordo dopo mesi di trattative.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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